"...non me ne frega niente se anch'io sono sbagliato. Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato. Coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco...". ('Cyrano' di Francesco Guccini)... "...io sono anche fazioso, ci sono persone che non mi piacciono e la mia più grande preoccupazione è farglielo sapere". Il maestro Enzo Biagi ("Che tempo che fa", puntata del 23 aprile 2006).
L’On. Maria Elena Stasi: “il semplice legame di parentela non può essere sufficiente per negare
il rilascio del certificato antimafia”
Nella conferenza stampa che ha preceduto l’incontro era presente anche il discusso sottosegretario Nicola Cosentino. “E’ il coordinatore regionale, come sappiamo, del Popolo delle Libertà. Per quell’articolo sull’Espresso ripreso successivamente dal quotidiano Il Mattino ho sporto querela regolarmente”.
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Maria Elena Stasi, oggi onorevole per il PdL, è stata prefetto di Campobasso. Abbiamo deciso di incontrarla presso il suo quartier generale a Napoli, al primo piano dell’Hotel Mediterraneo, dove sta portando avanti la sua campagna elettorale per le Europee. Eletta nel
Dopo la sua lunga esperienza nelle varie prefetture d’Italia è arrivata la politica attiva. Dal 2008 è parlamentare del PdL. Ora la candidatura alle Europee. Perché questa scelta?
“Sono stata invitata a candidarmi. Siccome amo le novità e le nuove sfide l’idea di poter vivere anche l’esperienza parlamentare a livello comunitario chiaramente mi affascina, la vedo come una nuova sfida. Come la possibilità di ampliare ancora di più i miei orizzonti. Sono passata da un livello provinciale, che era l’attività tipica del mio lavoro precedente. Durante quel periodo ho avuto anche molte esperienze di amministrazioni locali, di Comuni sciolti anche per infiltrazioni camorristiche, ma anche per motivi ordinari. Sono passata da un anno ad occuparmi a livello nazionale. Avere l’opportunità di vivere l’esperienza da europarlamentare sicuramente lo vedo come un completamento”.
Qualche giorno fa Lei ha dichiarato: “L’Europa può e deve esercitare un ruolo più incisivo nel campo dell’immigrazione e della sicurezza”. Anche il presidente dei Vescovi italiani, Angelo Bagnasco, ha criticato la politica dei “respingimenti”, dichiarando “è sbagliato respingere gli immigrati”. Cosa ne pensa delle accuse di razzismo rivolte al suo Governo?
“Sappiamo che il nostro Governo non è per nulla razzista. Il nostro Governo dice accettiamo gli immigrati che possono essere integrati nella nostra società. Purtroppo i problemi negli altri Paesi solo tali e tanti che potremmo essere anche sommersi da questa ondata di immigrati quindi con uno sconvolgimento anche per la nostra popolazione. E’ giusto che noi aiutiamo chi viene, chi possiamo integrare e magari cercare delle politiche di aiuto umanitario nei confronti degli altri che, però, non possiamo consentirci di accogliere nei nostri Paesi”.
Perché una candidata conosciuta per la sua attività di prefetto è stata inserita all’ultimo posto (18°) nella circoscrizione Sud, dopo Mastella, il ‘molisano’ Patriciello e una showgirl (Barbara Matera)?
“Si tratta di una lista con le preferenze. Poi la nostra lista è per ordine alfabetico, tranne i capolista Berlusconi e Tatarella. Il mio cognome inizia per ‘s’. Ecco perché sono l’ultima della lista”.
E’ giusta la scelta di Berlusconi di essere capolista in tutta Italia?
“Certamente. Sappiamo che il nostro leader è carismatico, quindi, il suo nome rafforza l’identità del nostro partito e la gente vuole e gli piace contrassegnare il simbolo con scritto Berlusconi ed averlo come capolista”.
Lei è stata anche prefetto di Campobasso. Ha potuto conoscere il Molise e i suoi abitanti. Questa terra, definita “un’isola felice” sta diventando una meta preferita delle organizzazioni criminali. Molti rapporti parlano di infiltrazioni e, proprio, qualche giorno fa, si è registrato un blitz a Cantalupo, dove sono stati sequestrati al boss di Sant’Anastasia, Antonio Panico, beni per un valore di due milioni di euro. Il Molise è diventata una Regione a rischio?
“Io purtroppo ho fatto il prefetto a Campobasso soltanto per un mese. Quindi non posso dire di avere approfondito la conoscenza di quella Regione. Mi sembra, non credo di sbagliare se affermo che quella provincia è del tutto indenne da infiltrazioni. L’unica provincia del Molise che risente delle infiltrazioni è, appunto, l’isernina. Per la sua vicinanza estrema con la Regione Campania, che, tradizionalmente, è terra di criminalità organizzata”.
Lei è ritenuta molto vicina, politicamente, al sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino. Proprio l’Espresso, con il giornalista Marco Lillo, si è occupato dell’Impero Cosentino. (Nel libro della giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione “L’Oro della Camorra” a pag. 161 si legge: “A parlare di lui (Nicola Cosentino, ndr.) come di un politico legato al clan dei Casalesi è Gaetano Vassallo, uno dei protagonisti di vent’anni di gestione di gestione scellerata della raccolta dei rifiuti, che collabora con la giustizia dal 1° aprile 2008, ndr.). E proprio Marco Lillo su l’Espresso afferma che Cosentino è il suo “grande sponsor”. Lei cosa può dirci?
“Cosentino è il coordinatore regionale, come sappiamo, del Popolo delle Libertà. Per quell’articolo sull’Espresso ripreso successivamente dal quotidiano Il Mattino ho sporto querela regolarmente”.
L’articolo è stato ripreso dalla giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione, minacciata di morte dalla camorra?
“Si”.
Dopo l’articolo del settimanale l’Espresso, dove è scritto: “nonostante la sentenza dei giudici il nuovo prefetto Stasi sollecita il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza a riconsiderare il caso. Una procedura che ‘si usa di rado’. Alla fine l’Aversana Petroli (Azienda fondata nel 1975 da Silvio Cosentino, padre di Nicola, con un fatturato di 80 milioni di euro, ndr.) supera lo scoglio dell’antimafia e alle ultime elezioni la Stasi è eletta in posizione blindata alla Camera”, Lei, come ci ha affermato ha querelato, dichiarando: “la documentazione è stata rilasciata sentito il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica all’esito di una lunga istruttoria, dopo che si erano alternate decisioni giudiziarie di segno contrastante”. Come andò la vicenda?
“Parliamo di decisioni giudiziarie di livello amministrativo chiaramente. Non è successo niente di strano. Questa era una società che aveva già avuto un certificato antimafia liberatorio. Successivamente c’erano stati dei dubbi per delle parentele esistenti da sempre, se non mi sbaglio, dei fratelli avevano come mogli delle parenti di persone che avevano avuto problemi per il reato del 416bis. Però, poi, si è valutato che al di là del legame di parentela non c’era nessun indizio che facesse presumere che la ditta non potesse avere questa certificazione antimafia. Quindi è stata rilasciata”.
Però il certificato antimafia fu rifiutato dalla Prefettura di Caserta nel 1997 per ‘amicizie e parentele pericolose di alcuni esponenti della famiglia’. Anche il Tar e il Consiglio di Stato confermarono il giudizio della Prefettura.
“C’è una linea di giurisprudenza che afferma, se vogliamo garantista ma mi sembra in linea con quelli che sono i principi del nostro Ordinamento, che il semplice legame di parentela non può essere sufficiente per negare il rilascio del certificato antimafia”.
Pochi giorni fa Beppe Grillo, durante un’iniziativa pubblica, ha chiesto a Di Pietro di ritirare gli eletti dell’IdV in Campania per far terminare l’esperienza di Bassolino. Anche Lei è dello stesso avviso?
“Abituata ad un ruolo Istituzionale questo tipo di considerazioni politiche preferisco non farle. Gli attacchi personali non mi piacciono. Mi piacciono le considerazioni di carattere obiettivo. La Campania versa in un degrado terribile. Noi sappiamo che come Regione eravamo depressi e lo siamo ancora di più. Evidentemente l’amministrazione regionale non ha svolto il ruolo che doveva svolgere in questi anni”.
Bassolino gridò alla scandalo quando Pisanu, una settimana prima del voto, la nominò Prefetto di Caserta. Lei già ricopriva il ruolo di Commissario al Comune di Caserta dal dicembre 2005. Dopo la sua nomina a prefetto il suo posto di commissario venne preso dal vice Paolino Maddaloni, che dopo poche settimane si candidò a sindaco di Caserta in quota Forza Italia.
“A me non sembra che Bassolino abbia gridato allo scandalo quando sono stata nominata Prefetto di Caserta, perché mi ha sempre espresso la sua stima. Al mio posto non è stato mandato Paolino Maddaloni, era il sub commissario al Comune di Caserta. Io sono stata sostituita, allora Prefetto, perché Caserta è un capoluogo di Regione e, quindi, il Ministero dell’Interno ci tiene a mandare dei prefetti come commissari, dal prefetto Ennio Blasco. Paolino Maddaloni è rimasto a fare il sub commissario finchè poi non si è messo in aspettativa per la candidatura a sindaco di quella città”.
Nella conferenza stampa che ha preceduto questo nostro incontro, dove era presente anche il sottosegretario Nicola Cosentino, Denis Verdini ha affrontato la questione ‘Noemi’. Molti quotidiani, anche esteri, continuano ad approfondire questa vicenda del premier. Il francese Liberation fa esplicito riferimento a un “Monicagate” all’italiana, il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung titola: “Il premier italiano deve chiarire la relazione con una 18enne” e il giornale Usa The Washington Post scrive: “Berlusconi promette di spiegare la relazione con una minorenne”. Lei cosa ne pensa?
“Io sono una donna, sono entrata nell’amministrazione dell’Interno trent’anni fa. Credo che le donne possono tranquillamente svolgere i loro ruoli alla pari degli uomini. Non mi va di rispondere ai pettegolezzi. Sono così presa dalla campagna elettorale che non ho il tempo di pensare a queste cose”.
Questa vicenda è entrata nella campagna elettorale.
“Da parte di certa stampa”.
Da parte di Veronica, ex moglie di Berlusconi.
“Ho molto rispetto per la moglie di Berlusconi, ma sono sue vicende private. Io non la conosco”.
Non è una vicenda privata quando lei, la moglie, dice che il Presidente del Consiglio “frequenta le minorenni” ed è un uomo che “non sta bene”.
“Noi dobbiamo fare un’intervista relativa alla mia candidatura alle Europee”.
Lei è un’Onorevole del PdL. Volevo conoscere solo un suo pensiero.
“Se ne sta parlando troppo. Le cose private rimangano nella sfera privata”.
In caso di elezione cosa sceglierà?
“Sceglierei l’Europarlamento”.
Lei era Prefetto di Caserta quando, nella famosa notte dello spoglio, si bloccarono per tre ore i terminali della prefettura e “ripresero a funzionare dopo l’intervento di una nutrita delegazione dei Ds”. Cosa successe quella notte? Questo è uno degli interrogativi del film di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani ‘Uccidete la Democrazia’. Lei come risponde?
“Lei è in malafede come sembra. Io ero arrivata il 6 di aprile. Avevo esperienza elettorale e non pensavo che fosse un problema gestire quella situazione. In ogni caso avevano cambiato il software. E pare che avesse dato dei problemi come programma. Lo avevano stoppato per resettare il programma da un punto di vista tecnico. Preoccupati per i ritardi è vero che c’è stata un’ampia delegazione di parlamentari esponenti dei Ds che sono entrati. Io proprio per la mia esperienza avevo fatto mettere nella mia stanza un terminale da cui si potevano seguire tutte le operazioni e hanno visto insieme a me che le cose avvenivano con la massima trasparenza e non c’era stato nessun blocco”.
http://paolodechiaraisernia.splinder.com/
INTERVISTA realizzata a Napoli il 28 maggio 2009 durante la campagna elettorale per le Europee per il Settimanale molisano “Il Volantino.eu”.
Ritornata di attualità dopo la richiesta di arresto per il sottosegretario all’Economia e coordinatore regionale del PdL Nicola COSENTINO.

Rosetta Iorio: “Solo pregiudizi sulla nostra famiglia”
La sorella del presidente della Regione, oggi assessore ai lavori pubblici al Comune di Isernia e direttore del distretto sanitario, non nasconde la possibilità di diventare sindaco del capoluogo. Sull’emergenza scuole: “La Regione ha sempre concesso i soldi per la ricostruzione. Sono i Comuni che devono chiedere i fondi”.
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
E’ stata la prima eletta al Comune di Isernia. Rosetta Iorio, la sorella del presidente della Regione Molise Michele Iorio, nella roccaforte isernina, ottenne un ottimo risultato con i suoi 339 voti. I maligni ipotizzarono l’intervento diretto del fratello presidente. “Quando sono stata eletta il sindaco Melogli, essendo la prima eletta, mi chiedeva una preferenza e vedeva bene per me, in quanto donna, le politiche sociali. Io mi sono categoricamente rifiutata di assumere un ruolo tipicamente femminile che poteva essere quello delle politiche sociali, anche se non è tipicamente femminile perché lo hanno ricoperto assessori uomini. Ho voluto assumere un incarico che mi mettesse a confronto con una realtà che non era la mia”. Noi l’abbiamo avvicinata, il 16 ottobre scorso, per parlare di scuole insicure, dei rapporti familiari e dei rapporti politici.
Perché sono trascorsi sette anni da San Giuliano senza muovere un dito per le scuole di Isernia?
“Il pregresso è sicuramente caratterizzato da due tipologie di attività: la verifica di tutte le strutture scolastiche, fatta da un pool di ingegneri, che ha portato ad una documentazione prima inesistente. Sono stati spesi dei soldi sia per fare questa indagine, sia per fare delle opere di ristrutturazione. Nel passato molte opere di ristrutturazione avevano riguardato la Giovanni XIII. La seconda azione è stata quella di progettare una “Scuola Sicura”. Questa scuola ha impiegato un po’ di tempo a venire su. Nell’ottica del politico che programma un intervento c’è questo: faccio la gara, si incominciano i lavori e si inaugura la scuola. Tutto questo non è stato. Perché c’è stata una controversia giudiziaria che ha fatto perdere un bel po’ di tempo. E questo è molto grave. Questo ha compromesso la possibilità che noi avessimo una scuola dove potevano essere alloggiati tranquillamente e in assoluta sicurezza 600 ragazzi. Io non voglio difendere nessuno. Sono qui da due anni. Mi sono trovata ad avere, quindi, una “Scuola Sicura” da portare avanti che viceversa avrei dovuto trovare pronta. Ho mandato avanti le cose. Non per mio merito le cose giudiziarie si sono risolte. Da qui ad un anno avremo una scuola sicura per 600 bambini”.
Il sindaco Melogli, sulle nostre colonne, affermò: “dopo il terremoto de L’Aquila ho fatto fare tutti i rilievi sul posto e i risultati sono stati assolutamente tranquillizzanti. Il dirigente Castiello chiese i risultati delle indagini fatte. L’ufficio tecnico del Comune mandò una sorta di foglio volante, una specie di graduatoria, fatta dalla protezione civile regionale, che classificava gli edifici scolastici di Isernia. Dal documento risultava che questi edifici scolastici avevano un certo grado di vulnerabilità”. Che ne dice di mettere un punto fermo, soprattutto, per capire bene qual è, oggi, la situazione?
“Non so a cosa si riferisca il sindaco. E’ vero che il primo cittadino nell’immediatezza ha fatto fare una verifica. Da questa verifica è emerso che non era successo nulla. Abbiamo potuto desumere che lo stato delle scuole isernine è lo stesso di quello prima del terremoto di L’Aquila. Quando parla di un foglio volante credo si riferisca ad un documento non ufficiale, al quale è inutile riferirsi visto che ci sono documenti ufficiali che testimoniano la vulnerabilità degli edifici scolastici. Gli edifici scolastici, secondo la documentazione, sono vulnerabili”.
Per il sindaco gli istituti possono essere utilizzabili e fruibili e non si può correre appresso alla legge.
“Però non dobbiamo nasconderci dietro un dito. E’ vero, la legge varia di anno in anno. Nel momento in cui mi si dice che un edificio è vulnerabile mi devo attivare, giorno dopo giorno, per risolvere questa situazione”.
Però, sino ad oggi, i ragazzi continuano a frequentare strutture vulnerabili.
“Appena sono arrivata all’assessorato ai Lavori Pubblici ho chiesto la situazione delle scuole. Mi sono occupata della sicurezza per le cose più grossolane che c’erano. Ho chiesto due finanziamenti alla Regione che mi sono stati concessi. Poi è intervenuto il terremoto de L’Aquila. Le cose sono cambiate completamente”.
Durante i lavori del consiglio comunale dove erano presenti i genitori, gli addetti ai lavori, i comitati, il sindaco Melogli dichiarò: “tutti gli istituti scolastici sono agibili e fruibili ad eccezione dell’Ignazio Silone che può essere utilizzato per scopi non didattici”. Lei accetta l’affermazione del primo cittadino?
“Anche il sindaco è consapevole…”.
Ma lei è d’accordo con questa affermazione?
“Oggi le strutture sono in piedi, gli alunni sono dentro. Ovviamente sono fruibili, altrimenti saremmo…”.
Ci sono, però, gli indici di vulnerabilità sismica (PGA) che sono tutti inferiori a uno, il valore minimo previsto dalla normativa per la sicurezza in zone altamente sismiche.
“Abbiamo ancora tempo per…”
Ma Lei che dice come Assessore?
“Ho chiesto un finanziamento alla Regione…”.
Ma ha ragione il Sindaco?
“Io non sono un tecnico”.
Lei è Assessore ai Lavori Pubblici.
“Sicuramente sono fruibili, sono agibili e però questo non vuol dire che non siano vulnerabili. Io la metterei sotto un altro profilo. Direi: oggi devo risolvere il problema delle scuole. Le dico che sto lottando con il tempo. Sono interventi che richiedono un minimo di tempo”.
Però dobbiamo capire bene. La gente deve sapere qual è la reale situazione.
“Il sindaco ha fatto delle ordinanze. Quindi ha consentito l’utilizzo delle scuole. Devo ritenere che le scuole siano fruibili ed agibili. Noi abbiamo sentito i tecnici che hanno detto che potevano essere utilizzate le scuole”.
Il suo ex collega di giunta, Mancini, dice chiaramente che “qualcuno ha tirato i tecnici per la giacchetta”.
“Su questo piano non scendo, scendono altri. Quando ho qualcosa da dire e se penso che il tecnico è stato tirato per la giacchetta vado in Procura”.
Nello stesso consiglio comunale, dove si affrontavano le problematiche delle scuole sicure, il consigliere di maggioranza Potena, che è anche consigliere provinciale per il PdL, ha urlato, rivolto ai banchi della giunta: “l’amministrazione su questo tema ha completamente fallito”.
“Sulla scuola il problema è complesso. Il fallimento si stabilisce se tu dai una svolta al problema. Ma dire “hai fallito” e non dare soluzione, mi consenta, è molto semplice. Potena disse che non c’era urgenza. Programmiamo e andiamo avanti. Non accettava nessun tipo di situazione di emergenza. Nemmeno le strutture leggere che ho proposto e sto portando avanti. Lui mi ha votato contro. Ma è un suo pensiero. Ci mancherebbe che uno quando fa parte di una maggioranza, su un problema così complesso, debba condividere necessariamente. Grazie a Dio siamo in democrazia. Quante volte non ho la stessa opinione del sindaco. Non ne faccio mistero. E non per questo il sindaco mi revoca. E’ un opinione che spero sia un arricchimento e non un contrasto che fa perdere tempo”.
“Rosetta Iorio è una delle candidate più probabili del PdL alla carica di Sindaco. Ed è molto agitata. Sono stato due anni a difendere Gabriele Melogli in giunta dagli attacchi continui, reiterati e fuori misura di Rosetta Iorio. In preda alla voglia di accelerare, forse, anche questa cosa”. Questo è quanto ha affermato Mancini. Nel consiglio comunale, dove si decideva l’approvazione dei riequilibri di bilancio, il capogruppo di Forza Italia, Fantozzi, è stato chiaro nei confronti di questa amministrazione: “solo ed esclusivamente per un senso di responsabilità, voteremo i riequilibri di bilancio e tale “senso di responsabilità” deve essere inteso come un ulteriore e definitivo “atto di fiducia” verso il sindaco”. Non è che i problemi interni al centro-destra si ripercuotono sui cittadini? E si tralasciano tematiche fondamentali come quelle delle scuole sicure?
“Sarebbe immorale. Sulle scuole andiamo avanti, condividiamo tutto e stiamo condividendo tutto anche con l’opposizione”.
Ma è vero che Lei attaccava Gabriele Melogli?
“E’ normale che un’assessore non sia schiava del sindaco perché altrimenti c’è un appiattimento e non c’è quella dialettica importante. Ogni problematica ha un punto di vista. C’è un momento di confronto. Ma si immagina una giunta che pensa esattamente tutto quello che pensa il sindaco. Facciamo il potestà che è meglio. Io faccio il mio ruolo. Ho molta stima del sindaco Melogli. Su alcuni punti, che attengono anche al fatto che io sono donna, forse non solo, io non la vedo come la vede lui. Ma questo non ci impedisce di stimarci a vicenda. Non ho mai brigato per far cadere questo sindaco. Non ho alcun interesse a far cadere questa maggioranza”.
E se il sindaco Melogli non “cacciava” il vice-sindaco Mancini?
“Si teneva Mancini. Che problema c’era. Non credo che la presenza o la non presenza di Mancini in giunta possa condizionare la politica comunale”.
Lei ha affermato che un assessore può esprimere un parere diverso. Perché Mancini non può esprimere un suo parere?
“Tra il parere e le accuse infamanti ritengo che ci sia una grande differenza”.
Ma in quel caso non ci si poteva rivolgere alla Magistratura?
“Non ho sfiduciato Mancini. Non è una cosa che mi riguarda. E’ una cosa che ha fatto il Sindaco. Mancini è l’ultimo dei miei problemi. Mi consenta. Non so se è il problema è di qualche altra persona”.
Di certo non è del giornalista che pone le domande
“Allora andiamo avanti”.
Mancini l’ha citata. E’ mio dovere, da giornalista, farle queste domande.
“Se le interessa sapere quello che penso sulle scuole sono pronta a risponderle. Se lei mi interroga ancora su Mancini, guardi, la devo solo salutare”.
E perché? Stiamo ragionando su alcuni punti che riguardano Lei.
“Mancini non mi interessa. Una persona che scrive sul giornale quello che ha scritto lui e non riesce ad avere un minimo di consapevolezza. Lei dovrebbe prendere le presenze in Giunta, vedere cosa ha fatto Mancini. Non venga a chiedere a me. Io faccio il mio lavoro, sono presente in Giunta”.
Qual è la proposta dell’assessore ai Lavori Pubblici di Isernia?
“Diciotto aule a San Lazzaro più sette a San Leucio. Avremo individuato a San Lazzaro un terreno che potremo avere, in parte è già comunale, a trattativa eventualmente con il proprietario. La bontà di questa procedura per costruirvi lì una scuola, sempre in prefabbricato leggero. Essendo leggere sono più adatte nelle zone sismiche”.
Quali sono i tempi?
“Un anno per la scuola di San Leucio con 500 ragazzi, diciotto aule a San Lazzaro che potremo avere a breve”.
Breve che significa?
“Le prime dieci a gennaio 2010, le altre otto me le dovrebbero ancora finanziare, quindi passerà del tempo”.
Le altre sette di San Leucio?
“Il 12 dicembre da gara”
E poi c’è la sua ipotesi di scuola da costruire a San Lazzaro?
“Che potrebbe ospitare 600 ragazzi”.
I termini per questa ipotesi?
“Dobbiamo prevedere per l’acquisto, il finanziamento, la gara. Io penso che andiamo all’inizio dell’anno venturo. Questa nuova scuola potrebbe rimanere “scuola media” perché a San Lazzaro c’è bisogno di una scuola media”.
Questa volta in due anni facciamo tutto?
“Direi meno di due anni”
Quanto meno?
“A partire da oggi un anno”
Fine 2010?
“Vorrei che l’anno venturo scolastico veda in sicurezza una grande popolazione scolastica. Questa è una proposta dell’assessore. La porterò all’attenzione della giunta e della commissione, la condividerà con loro. Che le mamme siano d’accordo non ho dubbio. Sulle strutture leggere ho già incontrato i comitati Scuola Sicura e per quanto riguarda quest’altra struttura che dovrebbe nascere non vedo perché le mamme non dovrebbero essere d’accordo”.
Lei parlava dei finanziamenti regionali. Il giornalista del Corriere della Sera, Sergio Rizzo, ha scritto: “soldi stanziati per le iniziative più stravaganti, come i 600mila euro per un “parco tecnologico dell' acqua”, 200mila euro per il Museo del profumo a Sant' Elena Sannita, 250mila euro sono stati spesi per la sperimentazione del ripopolamento della seppia nelle acque del Molise, 90mila euro per il monitoraggio dell’apis metallifera linguistica, 450mila per il museo naturalistico di Monte Vairano, 425mila per un centro di equitazione, 800mila per la sistemazione di sentieri e ippovia e ippoterapia, 1544mila per il programma televisivo On The Road su Italia Uno, 100mila per la patata turchesca di Pesche”. Dopo sette anni dal crollo di una scuola pubblica i problemi della sicurezza ancora investono tutta la Regione. Questi soldi, con una grossa emergenza, potevano essere utilizzati prima per mettere in sicurezza gli Istituiti scolastici della Regione e poi per finanziare la “patata turchesca” di Pesche ed altro?
“La Regione quando vengono chiesti i soldi per motivi ottimi come sono quelli della ricostruzione delle scuole gli ha sempre concessi, adesso patata o non patata. Abbiamo chiesto “Scuola Sicura”, siamo stati finanziati”.
“Patata o non patata”. Sono passati sette anni.
“I Comuni devono chiedere i fondi”.
Lei, quindi, dice che i Comuni non hanno chiesto i fondi per la ricostruzione?
“Non lo so. Non mi occupo ne di patate, ne di triglie, ne di quant’altro. Quando ho chiesto i fondi sono stati dati. Isernia ha chiesto i fondi e sono stati concessi”.
Dopo sette anni però?
“Gli ho chiesti e mi sono stati concessi dopo un mese”.
Sono passati sette anni dal terremoto di San Giuliano di Puglia.
“Ma le risulta che ci sono delle richieste inevase? Sono i Comuni che devono chiedere. Guardi che la Regione non può andare in un comune e dire: un momento adesso ti faccio la scuola. Sono i Comuni che rilevano i bisogni comunali. Se lei mi trova delle richieste inevase io do ragione a lei. Ma me le deve trovare le richieste inevase”. (Per il numero di dicembre sentiremo i sindaci molisani per sapere se le cose stanno effettivamente così, n.d.r.).
Allora è colpa dei Comuni?
“Non so. Perché non c’ero. Lei mi deve trovare delle richieste fatte alla Regione che sono state inevase. Cioè la Regione ci ha rifiutato un finanziamento sulle scuole. Quando ce lo ha rifiutato allora possiamo polemizzare. Non so se l’art.15 o la delibera Cipe, non so come sono stati chiesti i fondi per la scuola sicura perché non c’ero. Quando si è chiesto quello si è fatto quello. Quando si è fatta l’acqua solfurea si è fatta l’acqua solfurea, si è chiesto il parco si è fatto il parco. La Regione finanzia quelle necessità che un Sindaco ti rileva e ti inserisce in un progetto. Per le scuole l’ultimo problema che abbiamo è per i fondi, il vero problema che abbiamo è il tempo”.
In sette anni il Comune di Isernia non ha chiesto nessun finanziamento per le scuole?
“Lo chieda al Sindaco, io non c’ero. Lo chieda a Mancini, io non c’ero”.
A Lei non risulta?
“Non ho fatto questa ricerca, ho tanto da fare”.
L’ex assessore ai Lavori Pubblici Bizzarro (oggi consigliere regionale, n.d.r.) non ha mai chiesto un finanziamento per la messa in sicurezza degli Istituti scolastici di Isernia?
“Li ha chiesti e li ha ottenuti. Scuola Sicura si sono fatti con questi fondi. Non mi sembra che non ci sia Scuola Sicura. Sono 5 milioni di euro Scuola Sicura”.
Lei si sta riferendo alla Scuola di San Leucio. Quando è partito il progetto? Sette anni fa?
“E’ partito con Bizzarro. Li ha chiesti Bizzarro”.
Sette anni per fare una scuola, che ancora non è pronta.
“Lo chieda a chi ha fatto la contesa giudiziaria. Lo chieda alle procedure. Si informi. Noi abbiamo sbloccato la vicenda non più di quattro, cinque mesi fa”.
Io mi informo. Ma sono tanti sette anni per fare una scuola. All’estero sono molto più veloci, più snelli.
“Quando si fanno procedure veloci e snelli e non si sa il rispetto di quelle che sono i tempi della magistratura si va a finire dentro”.
Sembrano esagerati sette anni.
“Lei deve prendersela con altri organismi che non sono i miei. Se il Comune avesse impiegato sette anni lei avrebbe ragione. A parte che non sono sette anni”.
Da San Giuliano sono passati sette anni.
“Vada a chiedere all’Amministrazione dell’epoca. Io sono quella meno adatta”.
Che è la sua di oggi.
“Io sono arrivata due anni fa”.
Lei cosa ne pensa degli interventi di Repubblica, l’Unità e di altri giornali sulla ‘famiglia Iorio’? “Tre figli, due fratelli e due cugini e la dinastia Iorio occupò Isernia”, così Repubblica il 20 febbraio scorso.
“Se non ci uccidono siamo ancora qui. Non credo sia un delitto avere cugini, fratelli e figli. Se si abita nella stessa città si vive nella stessa città. Purtroppo noi non abbiamo questo bene. Molti sono dovuti andare fuori”.
Ci sono stati anche problemi giudiziari per suo fratello Michele Iorio per la questione del figlio.
“Mio fratello se ha questioni con la giustizia li risolverà con la giustizia. Mi sembra che stia andando avanti e stia andando avanti per la sua strada. Se la giustizia ritiene di dovere avere di chiarimenti siamo pronti a darglieli”.
Dobbiamo parlare di “parentopoli”, “saga familiare”, “dinastia” o di “meritocrazia”? Quale definizione possiamo dare?
“In genere, prima, quando il figlio seguiva le orme del padre era una cosa meritoria. Da noi sembrerebbe una cosa che deve essere tenuta in dispregio. Se un figlio fa il medico e sta nella sanità e il papà era medico sembra di gridare allo scandalo. Ma i parenti di Iorio dove dovrebbero essere collocati per essere disancorati dal pregiudizio?”.
Quindi, secondo Lei, è un pregiudizio?
“Lei ha parlato con me. Le ho dato la dimostrazione di essere una sciocca? Parlo in italiano? Ha visto il mio curriculum scolastico? Lo vuole vedere? Vuole vedere quello che ho fatto nella mia vita professionale? Allora devo essere punita perché sono la sorella di Michele Iorio? Parliamo di mio marito (Sergio Tartaglione, n.d.r.), il famoso cognato del presidente che ha 60anni. Lei pensa che ha fatto carriera dopo che mio fratello è diventato Presidente di Regione?”
Lasciamo, per adesso, i casi singoli. Altrimenti dovremo approfondire la posizione del cognato Tartaglione, della sorella Rosetta, del figlio Luca, del cugino Bizzarro, della moglie del cugino De Cola, dell’altro figlio Raffaele e del terzo figlio Davide, della cugina Giovanna Bizzarro e del fratello della moglie del presidente Carnevale. Lei conferma, quindi, che sono solo dei pregiudizi?
“Assolutamente si”.
Ha letto il libro di Vinicio D’Ambrosio “Il Regno del Molise”?
“No. Lo compreremo e lo leggeremo”.
E’ intenzionata a fare il Sindaco di Isernia?
“Non ci penso proprio. Sono talmente impegnata a fare l’assessore ai Lavori Pubblici che il fatto di fare il Sindaco non mi solletica, al momento”.
In futuro?
“E per lei andare a scrivere su Repubblica?”
Tutto è possibile nella vita.
“Anche per me”.
INTERVISTA PUBBLICATA su "il Ponte", novembre 2009

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA: “EMERGENZA DA AFFRONTARE”
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Travaglio: “E’ un Paese ridotto a un film di Vanzina”
Il giornalista di Annozero in Molise per il suo spettacolo teatrale “Promemoria, 15 anni di storia”. Grande successo al Savoia di Campobasso. Le parole dell’allievo di Montanelli sono veri macigni.
Dalla fine della I Repubblica si arriva ai giorni nostri. Senza dimenticare le stragi e la pax mafiosa.
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“La prima Repubblica muore affogata dalle tangenti. La seconda esce dal sangue delle stragi. Ma nessuno ricorda mai nulla. La storia è maestra. Ma nessuno impara mai niente”. In questo modo inizia lo spettacolo teatrale “Promemoria – 15 anni di storia” del giornalista Marco Travaglio, che lo scorso 14 ottobre si è esibito al Teatro Savoia di Campobasso. La forza trascinante del giornalista, i fatti raccontati, le verità non nascoste e il modo di raccontare fanno di Travaglio, allievo del maestro Indro Montanelli, uno dei giornalisti più bravi e preparati del Paese. Ascoltare lo spettacolo di Marco Travaglio sugli ultimi 15 anni della storia del nostro Paese da un senso di smarrimento. Il bellissimo e dettagliato resoconto pone agli occhi e alle orecchie degli spettatori una realtà drammatica. Facilmente dimenticata. Rimossa. E proprio questa amnesia è il vero problema che sta attraversando tutto il Paese, o almeno buona parte. Le parole di Travaglio sono dure come pietre. Veri macigni. Fanno aprire gli occhi. Ecco il pericolo di questi giornalisti come Travaglio, Santoro, Ruotolo, Gabanelli, Iacona. Dicono la verità Ma la verità, molte volte, fa male. Anzi malissimo. Risveglia le coscienze. Lo spettacolo inizia con la fine della prima Repubblica. Ripercorre gli anni di Tangentopoli. Mario Chiesa, Bettino Craxi, imprenditori e politici. “Da Chiesa a Craxi il passo è breve”. E con il collegamento tra il corrotto Mario Chiesa e l’ex presidente del Consiglio Craxi si apre uno squarcio sulla vita politica nazionale e sul “sistema craxiano”. La dettagliata analisi fa luce sugli anni delle inchieste di Tangentopoli e sul sistema politico malato. La storia di Silvio Berlusconi, dai suoi primi passi sino alla presidenza del Consiglio, è trattata senza filtri e storture. Lo spettacolo, che dura circa tre ore, fa chiarezza anche sui rapporti tra Stato e mafia, sugli accordi, sulle richieste, sulle stragi e sulla “pax” mafiosa. “Provenzano – come racconterà il suo braccio destro Nino Giuffrè, pentito – stringe un patto con Dell’Utri: fine delle stragi in cambio dell’alleggerimento della pressione poliziesca e giudiziaria, dei sequestri dei beni e della legge sui pentiti (il famigerato papello). Poi interpella le famiglie mafiose in una sorta di “elezioni primarie di Cosa Nostra”. E, tra il progetto secessionista di Bagarella e Graviano e quello tradizionale di Dell’Utri e Berlusconi, sceglie il secondo. “Provenzano – racconta Giuffrè – ci disse: “Con Dell’Utri siamo in buone mani”. E ci mettemmo tutti a lavorare per Forza Italia”. Sicilia Libera (il partito fondato da Bagarella, Brusca, Cannella e i fratelli Graviano, d’intesa con il nuovo capo Bernardo Provenzano, n.d.r.) viene sciolta all’improvviso. Probabilmente nell’acido. Mentre lavora con Berlusconi agli ultimi dettagli di Forza Italia, Dell’Utri incontra almeno due volte Vittorio Mangano (lo stalliere-mafioso di Arcore, n.d.r.) nella sede milanese di Publitalia (risulta dalle sue agende: “2 novembre, Mangano Vittorio sarà a Milano per parlare problema personale”; “Mangano verso il 30 novembre”). E Mangano è già stato condannato e arrestato per mafia e droga al maxiprocesso, poi, uscito dal carcere, è stato promosso reggente della “famiglia” di Porta Nuova e in quella veste ha partecipato alla decisione sulle stragi. Ai giudici che lo interrogano su quegli incredibili incontri con un mafioso conclamato e condannato, Dell’Utri spiega che Mangano veniva a parlargli di “suoi problemi personali di salute”. Purtroppo Dell’Utri non è laureato in medicina, ma in legge. Berlusconi da un supermercato a Casalecchio di Reno, entra virtualmente in politica annunciando che, alle elezioni per il sindaco di Roma, voterebbe per Gianfranco Fini contro Francesco Rutelli. Nelle stesse settimane Cosa Nostra revoca in extremis il mega-attentato in programma allo stadio Olimpico di Roma, dove avrebbero dovuto saltare in aria centinaia di carabinieri del servizio d’ordine dopo una partita di serie A. Si chiude così bruscamente la lunga stagione stragista. Forse perché Cosa Nostra ha ottenuto ciò che voleva. Inizia una lunga Pax Mafiosa, che dura tutt’oggi. Nel frattempo, come vedremo, quasi tutte le richieste del papello verranno soddisfatte dalla classe politica, trasversalmente. E’ come quando la mafia mette le bombe a un negozio: segno che il negoziante non paga il pizzo. Quando smettono le bombe, è perché il negoziante ha cominciato a pagare il pizzo. O perché la mafia ha rilevato l’esercizio. Nel nostro caso, il negozio è lo Stato italiano”. Secondo Travaglio: “la prima Repubblica era cominciata come meglio non si poteva. La Resistenza. La Costituzione. De Gasperi e Einaudi, Nenni e Pertini, Parri e Saragat, Dossetti e La Pira. Poi Fanfani e Moro. Poi Craxi e Andreotti e Forlani. Poi Berlusconi, Bossi, Gasparri, Calderoli, D’Alema, Fassino, perfino Rutelli e Bertinotti. Ora arriva, forse, Luca di Montezemolo. E si parla anche di Flavio Briatore, quello che si vanta di non aver mai letto un libro in vita sua. E’ l’evoluzione della specie politica. Dopo di loro, le forme di vita residue saranno il lombrico, il lichene e la muffa”.
ARTICOLO PUBBLICATO su Il Ponte, novembre 2009

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Dobbiamo prendere atto dei fatti”, come ha scritto l’altro giorno su Il Fatto Quotidiano Furio Colombo. Il consiglio regionale del Molise, il 12 ottobre scorso, ha licenziato una legge, la numero 76, che rende ancor più difficile il compito dell’informazione in questa piccola, ma sfortunata Regione. “In questa legge – scrive Riccardo Tamburro, consigliere regionale di maggioranza – non si fa altro che rimborsare alcune spese agli editori e non c’è accenno neanche alla regolarità contributiva sui contratti di lavoro. La Regione Molise, quindi, ha inteso mettere sullo stesso piano chi è in regola con gli obblighi di legge e chi trasgredisce, senza premurarsi di controllare se vi siano differenze in tal senso tra le testate richiedenti il contributo”. Il fedele consigliere regionale di maggioranza, che premette “di aver votato a favore per spirito di servizio” e che non condivide “in pieno il testo passato in votazione” pone un problema molto serio che si riscontra nel testo approvato dal consiglio regionale. Stiamo parlando delle “Misure urgenti a sostegno degli editori molisani operanti nel settore della carta stampata”. Ma perché misure urgenti? Per chi? E per cosa? Ma è lo stesso Tamburro a svelare, in parte, il mistero. “Fin troppo puntigliosa appare l’individuazione, in altra parte del testo, di specifiche editoriali, quasi che si volesse limitare l’accesso a contributi a nuove aziende editoriali e conservare rapporti solo con l’esistente”. La legge si disinteressa dei lavoratori non assunti, pagati in nero e resi schiavi dai propri editori. Ma cosa ancor più grave è che il provvedimento, finanziato con soldi pubblici (300mila euro), sembra disegnato apposta per alcuni giornali. Dobbiamo definirli amici? Compiacenti? Complici? Ognuno, leggendo la legge, può dare una sua definizione. Resta il trattamento di favore verso alcuni. E’ lo stesso sGovernatore Michele Iorio a puntualizzare che dopo le “misure urgenti” sarà realizzata una legge per regolare tutto il settore, che i contributi (pubblici) saranno estesi anche agli altri organi di stampa e che alle aziende (questo aspetto per Iorio non è affatto urgente) verrà imposto di regolarizzare i propri dipendenti. Questi sono semplici annunci. I fatti sono altri. Per adesso il provvedimento licenziato prevede il contrario di quello promesso dallo sGovernatore. I soldi pubblici, sino a nuovo ordine, verranno distribuiti solo a chi li merita. E come si meritano i soldi pubblici? Semplice. L’importante è non criticare l’azione politica di chi governa e, quindi, di chi assegna i finanziamenti. E’ il presidente della IV commissione, Salvatore Muccilli, a chiarire cose che sembrano già molto chiare. “Si poteva fare di meglio”, puntualizza Muccilli, “ma è pur vero che, considerando i vincoli di bilancio, le risorse, la difficoltà di intervenire per la prima volta in un settore sensibile e delicato come quello dell’informazione ritengo che la legge sia un buon punto di partenza e che, in definitiva è preferibile la sua approvazione rispetto ad una situazione di totale assenza di interventi come quella precedente. E’ ovvio che il sostegno regionale è limitato ad uno specifico settore…”. Il concetto espresso dal presidente della IV commissione è illuminante. Ecco cosa non si è colto dal testo di legge regionale. Prima nessuno aveva pensato a finanziare gli editori. E siccome i soldi sono pochi (anche se molti vengono spesi per cose inutili ai molti-elettori, ma utilissimi ai pochi-eletti) si inizia a finanziare a discrezione. Eliminando l’informazione on-line, che in Molise è più letta di alcuni quotidiani. Non solo è più letta, ma fa il suo dovere. Informa puntualmente i cittadini. L’unico “gap” sanato è quello di finanziare chi fa dell’informazione un atto di fedeltà. Non verso la verità. Ma verso la politica. Nemmeno le indicazioni dell’Ordine dei Giornalisti sono state prese in considerazione. Il legislatore ha un solo obiettivo: quello del pluralismo dell’informazione. (“La Regione Molise con la presente legge contribuisce a promuovere e garantire il pluralismo e la libertà di informazione nel rispetto dei principi costituzionali e dello Statuto”, articolo 1 comma 1). Il risultato finale da raggiungere è uno soltanto. Cercare di chiudere la bocca a chi, con molti sacrifici, cerca di fare al meglio il proprio mestiere. Non si tratta di difendere l’informazione molisana. Molti sono i problemi che ancora devono essere risolti. Ma non si potrà mai pretendere che un giornalista (non uno scendiletto) possa stare al gioco del “signorotto di turno”. Si potrà provare a mettere il bavaglio. Ma non si riuscirà mai a chiudere la bocca a chi ha il dovere di controllare il potere come un cane da guardia. In questa Regione vorrebbero allevare solo cani da compagnia. Non sarà una legge o un finanziamento pubblico ad impedire di scrivere la verità. Di far parlare i fatti. “Ora – secondo Iorio – si definirà il percorso alla legge quadro che potrà offrire la possibilità di sostegno più generale, impegnando tutti gli enti a favore del settore, anche attraverso l’ampliamento dell’informazione istituzionale”. Era doverosa questa precisazione. L’ampliamento dell’informazione istituzionale è fondamentale in questa Regione. Altrimenti come sarà possibile conoscere l’operato di questa classe dirigente? Forse è questo il famoso pluralismo dell’informazione. E’ necessaria una squadra di giornali che lodi l’operato della politica. Non si può sempre criticare. Che diamine. A tutto c’è un limite. Ma il limite di questa classe dirigente è uno solo. Non riesce a vedere oltre il proprio naso. E che dire poi dell’articolo 2 del provvedimento legislativo: “Albo regionale delle imprese editoriali operanti nel settore della carta stampata”. Nel comma 7 si legge: “La cancellazione delle imprese dall’albo è parimenti disposta dal Presidente della Giunta regionale con decreto motivato”. Il potere di veto, in stile monarchia assoluta, messo in mano al presidente della Giunta Regionale è una vera arma di ricatto. Gli editori che beneficeranno di questi spiccioli si guarderanno bene dal criticare, dal prendere posizioni. Il guinzaglio all’informazione, che è poi il prezzo da pagare per attingere ai fondi pubblici (soldi dei cittadini molisani e non della classe politica che in questo momento siede tra i banchi del potere, prende decisioni e legifera), ha uno scopo preciso. Mettere il silenziatore. Ma come ha scritto nei giorni scorsi monsignor Bregantini: “i valori contano più degli interessi”. E il valore in gioco in questo momento è costituzionalmente garantito e riguarda la libertà di informazione. Nessun finanziamento, nessun politico e nessuna legge potrà limitare questo diritto. In America, luogo molto frequentato dal presidente con il potere di veto, la Corte Suprema ha stabilito una cosa fondamentale per quanto riguarda l’informazione: “Nessun Governo potrà censurare la libertà di stampa, affinchè la stampa sia libera di censurare i Governi”. Ma in Molise, come nel resto del Paese, certe regole non valgono. Da noi i fatti vengono sostituiti magistralmente dalle opinioni.
Editoriale Il Ponte n.11 - novembre 2009

IL REGNO DEL MOLISE
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Sprechi, scandali e inchieste giudiziarie nell’isola felice governata da Michele Iorio”. Questo è il sottotitolo del libro scritto da Vinicio D’Ambrosio “Il Regno del Molise”, che in questi giorni è stato diffuso su tutto il territorio regionale. E sta interessando molto i cittadini molisani. A Isernia, nel famoso “feudo”, l’opera di D’Ambrosio è andata letteralmente a ruba. Ne “Il Regno del Molise” (edizioni “Il Chiostro”, pagine 510, euro 18,00) si affrontano e si documentano tante questioni. Dal costo della politica (con i numeri del Molise, le spese di rappresentanza, i costi della giunta e del consiglio regionale, gli uomini d’oro e la vicenda dei gruppi regionali), alla produzione del consenso (con parti dedicate alla Camera di Commercio, ai centri regionali dell’educazione ambientale, allo sviluppo della promozione industriale, a Sviluppo Italia). Dalle promozioni, assunzioni e consulenze fino al terremoto, all’alluvione e all’articolo 15. Ci sono dati, numeri, documenti. Nel libro si parla di sanità (il buco nero di questa Regione), del turismo mancato ma dispendioso, della finanza creativa, delle infrastrutture e del mancato sviluppo, dei “computer elettorali”. D’Ambrosio non lascia da parte la vena immobiliarista e la vocazione internazionale del “Regno” (il capitolo “il Molise nello spazio” rende bene l’idea!). Il coraggioso autore, sempre con dati e documenti, si sofferma sul rapporto tra politica molisana e informazione. (Proprio l’altro giorno è stata calata la famosa ciliegina sulla torta con la legge regionale n.76, relativa ai fondi urgenti per gli editori della carta stampata). Michele Iorio, bene in vista sulla copertina del libro, ha un capitolo tutto per lui, denominato “il presidente”. Il libro si chiude con tre interessanti paragrafi: “Il Molise che muore”, “L’allarme legalità”, “Dalla ‘bona gente’ ai ‘clientes’”. E poi, ultima chicca, la presentazione del libro è firmata da un personaggio d’eccezione, Sergio Rizzo (giornalista del Corriere della Sera e del famosissimo libro “La Casta”). Il giornalista del Corriere scrive: “Per un po’ il Palazzo ha tremato. Qualcuno ha creduto perfino di rivedere nel crescente ribollire dell’indignazione per gli sprechi e l’ingordigia della politica i segni di quella stagione che nel 1992-1993 travolse una intera classe dirigente. Ma non è stato così, e non poteva esserlo. Troppo diverse sono le situazioni. Nonostante le accuse di golpe che sono state scagliate sui giudici, all’inizio degli anni Novanta le indagini della magistratura avevano messo a nudo un sistema di illegalità diffusa profondamente radicato nei gangli di tutti gli apparati politici: un sistema che era arrivato a rappresentare un grave pericolo per la stessa democrazia. Le inchieste giornalistiche sui costi della politica hanno invece squarciato il velo su una realtà di fatti tutti assolutamente legali, tutti perfettamente leciti, tutti formalmente ineccepibili. Ma, diciamolo chiaramente, anche spesso inaccettabili. A Roma come nelle realtà locali troppo spesso al riparo dai riflettori”. Ecco come Rizzo affronta la questione del “Regno”: “È forse accettabile che una Regione di 320 mila abitanti investa milioni per avere sedi diplomatiche a Roma e Bruxelles? È forse accettabile che paghi un numero di dipendenti otto volte superiore, in proporzione, a quelli della Lombardia? O che i politici regionali siano retribuiti più del governatore di uno Stato americano? Altrettanto inaccettabile è la tesi che denunce come quelle contenute in questo documentatissimo libro di Vinicio D’Ambrosio servano soltanto a fomentare qualunquismo e populismo. Tanto più perché coloro che la sostengono, credendo così di liquidare il problema facendo spallucce, spesso sono anche responsabili degli sprechi e beneficiari dei privilegi. Lor signori farebbero invece bene a leggerli, questi libri. E a leggerli con attenzione. Li aiuterebbe a fare un serio esame di coscienza e, magari, a capire la differenza che passa fra l’agire per il proprio tornaconto e amministrare invece nell’interesse generale: perché questa dovrebbe essere la prima preoccupazione della politica. Anche se molti lo dimenticano”. Il libro è nelle edicole molisane. Per capire certi “meccanismi” sarebbe utile leggerlo. Il sapere, in una società civile, è fondamentale. Buona lettura a tutti.

Pd Molise: il dibattito è mancato
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Gabriele Melogli: “Daremo la cittadinanza onoraria a Silvio Berlusconi”
Mentre il mondo intero, attraverso la stampa, si interroga seriamente sul fenomeno Silvio Berlusconi, il sindaco di Isernia rilancia e, durante l’intervista a il Ponte, annuncia una proposta discutibile e poco interessante.
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
E’ sindaco di Isernia da due legislature. L’avvocato-commissario provinciale dell’Udc Gabriele Melogli ha battuto la prima volta un centro-sinistra spento e reduce da diversi anni di amministrazione. Incapace di formare una lista completa la coalizione si affidò (non con serenità) all’uscente Cafaro (che concluse la sua esperienza, negli ultimi mesi di amministrazione, da primo cittadino. Lo stesso Cafaro passò, armi e bagagli, nel centro-destra). Il secondo mandato è scaturito dall’altra sconfitta del centro-sinistra targato, questa volta, Marcello Veneziale (già sindaco del capoluogo e presidente della giunta Regionale). In questi due anni non sono mancate forti polemiche nei confronti dell’amministrazione guidata da Melogli. Sembrava andare tutto bene. Ma la vicenda delle scuole insicure, la cacciata di Mancini, i dissidi interni e le polemiche quotidiane stanno mettendo a dura prova l’amministrazione isernina. Il vantaggio sta anche in un’opposizione poco battagliera, che molti definiscono “dormiente”. Abbiamo incontrato Melogli per capire il suo pensiero sulle scuole, sulla politica e sulle decisioni che hanno contribuito a creare questo clima teso. Alla fine dell’incontro Melogli ha annunciato una futura iniziativa. Dare la cittadinanza onoraria a Silvio Berlusconi “per aver scelto il Molise come sua circoscrizione”.
Dopo sette anni dal crollo della scuola pubblica di San Giuliano di Puglia ad Isernia si continua a parlare di “scuole sicure”. Perché dopo tutti questi anni ancora si parla di questo problema?
“Dal 2002 al 2007 l’ufficio tecnico del Comune ha incaricato tutta una serie di ingegneri che hanno provveduto ad effettuare, oltre che i sopralluoghi, tutti i rilievi su tutti gli edifici scolastici di Isernia. Hanno fatto anche delle prove strutturali, cioè prove di carico sui solai, carotaggi sulle pareti, prove di resistenza dei ferri. Alla fine di questo percorso, che è durato alcuni anni, si è arrivati alla formazione dei fascicoli che riguardano i singoli edifici nei quali sono stati introdotti tutti gli interventi fatti ed è stata ricostruita la storia di ogni singolo edificio. I fascicoli sono stati consegnati ai dirigenti scolastici nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i dirigenti dell’ufficio tecnico e l’assessore ai lavori pubblici Bizzarro che in realtà, ad onor del vero, ha gestito quasi autonomamente, dal 2002 al 2007, tutti gli interventi che sono stati fatti sulle scuole di Isernia. Alla fine del 2007 abbiamo questi risultati dove si indica che tutti i fabbricati scolastici erano agibili ed utilizzabili per attività didattiche, a prescindere dall’esistenza o meno dei certificati di carattere formale. Dopo il terremoto de L’Aquila ho fatto fare tutti i rilievi sul posto e i risultati sono stati assolutamente tranquillizzanti. Il dirigente Castiello, il datore di lavoro responsabile per la sicurezza di tutti gli edifici comunali, chiese i risultati delle indagini fatte. L’ufficio tecnico del Comune mandò una sorta di foglio volante, una specie di graduatoria, fatta dalla protezione civile regionale, che classificava gli edifici scolastici di Isernia. Dal documento risultava che questi edifici scolastici avevano un certo grado di vulnerabilità”.
Quindi che significa?
“Possono essere utilizzabili e fruibili. Però rispetto ad un evento sismico catastrofico gli immobili potrebbero essere danneggiati o potrebbero addirittura cadere. Se applichiamo questo concetto di vulnerabilità ci rendiamo conto come anche i fabbricati costruiti l’anno scorso, che rispondevano alla normativa sismica dell’epoca, oggi sono vulnerabili perché sono cambiati i parametri di riferimento. Non possiamo correre appresso alla legge”.
Però dobbiamo dire che la situazione è diventata parecchio ingarbugliata. Nel corso dell’ultimo consiglio comunale lei ha affermato: “tutti gli istituti scolastici sono agibili e fruibili ad eccezione dell’Ignazio Silone che può essere utilizzato per scopi non didattici”. Il consigliere di maggioranza Potena, che è anche consigliere provinciale, le ha urlato, che l’amministrazione su questo tema ha completamente fallito.
“Io credo che ci sia molta disinformazione tra i consiglieri comunali. E una disinformazione che in parte è imputabile a una cattiva comunicazione da parte dell’organo esecutivo che non comunica, di volta in volta, tutte quelle decisioni che riguardano un argomento. Il raccordo tra l’esecutivo e i consiglieri comunali dovrebbe essere compito non tanto del sindaco ma degli assessori di riferimento dei singoli gruppi consiliari. Ho convocato prima del consiglio comunale una riunione di maggioranza alla quale hanno partecipato solo due assessori e quattro consiglieri di maggioranza”.
Dopo l’assise convocata per il problema delle scuole sicure è nata la “commissione scuola”. Il giudizio del comitato dei genitori è stato molto netto: “si tratta della solita presa in giro”. Lei cosa risponde?
“L’amministrazione, prima dell’insediamento di questa commissione, ha risolto tutti i problemi che riguardano sia l’eliminazione dei doppi turni e sia anche il problema della progettazione degli edifici scolastici che siano in grado di risolvere, in 4-5 mesi, e mi riferisco alle strutture di San Leucio e di San Lazzaro e un anno, un anno e mezzo per le strutture della Nunziatella, tutti i problemi dell’edilizia scolastica di tutti gli studenti delle scuole comunali di Isernia”.
In che modo?
“Con le strutture leggere, entro febbraio, saranno messe a disposizione 17 aule. Con le quali si risolveranno i problemi dei doppi turni, ma anche i problemi della collocazione delle segreterie amministrative e dei dirigenti scolastici. Tutti gli studenti della San Giovanni Bosco e delle altre scuole che non dovessero trovare collocazione, quando saranno costruite queste due strutture pesanti in località Nunziatella, saranno sistemati in queste strutture. E andranno ad integrare la cosiddetta scuola sicura che stiamo costruendo in località San Leucio. Vogliamo mettere in sicurezza totale tutti gli istituti storici esistenti. Ma per fare questo serve svuotare questi immobili”. Secondo Giovancarmine Mancini le responsabilità non sono della politica. Lui ha affermato, riferendosi ai tecnici: “loro hanno dato questo parere (positivo, n.d.r.) probabilmente perché tirati per la giacchetta”. Possiamo parlare di insabbiamento? Lei cosa ne pensa?
“Non parliamo di insabbiamento, ma parliamo di una superficialità. Il politico ha una responsabilità se non fa le scelte giuste e non mette a disposizione della struttura tecnica quanto necessario, anche dal punto di vista finanziario, per fare gli interventi sulle strutture. Ma le irregolarità amministrative non sono riferibili alla parte politica. Vanno piuttosto ricondotte ad una sorta di leggerezza che normalmente si usa nella pubblica amministrazione quando si tratta di richiedere certificazioni varie o documenti. Sostanzialmente, il fatto che palazzo San Francesco è sempre stato utilizzato come sede del Comune anche dopo il terremoto dell’84 mi abilita a pensare, nel momento in cui mi insedio come sindaco, che dal punto di vista amministrativo ci siano tutte quante le autorizzazioni di legge. Questo vale per palazzo San Francesco e per tutte quante le scuole. Non è la parte politica che interviene, che deve andare a verificare se le strutture siano tutte dotate dei certificati necessari. Questa è una parte che è riservata alle strutture tecniche. Non sono mai andato a chiedere se ci siano tutti i certificati che la legge impone. Immagino, siccome si tratta di strutture utilizzate da sempre, che ci siano tutti quanti i documenti che ne legittimino l’uso”.
Qualcuno ha tirato i tecnici per la giacchetta?
“Ho richiesto ai dirigenti (Di Lonardo, dirigente area tecnica e Ricchiuti, responsabile del servizio scuole) di rilasciarmi una dichiarazione. Dalla quale risulta che tutti quanti gli edifici scolastici, ad eccezione dell’Ignazio Silone, sono utilizzabili e agibili come scuole perché costruiti in conformità ai progetti e ai calcoli presentati al momento della loro costruzione e conformi alla normativa vigente all’epoca della loro costruzione”.
L’ex vice-sindaco e assessore del Comune di Isernia Mancini sulle colonne de il Ponte dichiarò: “Rosetta Iorio è molto agitata. Sono stato due anni a difendere Gabriele Melogli in giunta dai suoi attacchi continui, reiterati e fuori misura”. Questa è la situazione che c’è nella sua maggioranza?
“L’Assessore Iorio è competente, capace e con un suo carattere. Mancini è esattamente come la Iorio. Anche Giovancarmine Mancini era una persona esuberante che voleva affermare le sue idee. Ci sono persone disposte a rinunciare facilmente alle proprie idee in favore delle idee degli altri e altri che le difendono sino in fondo. Mancini e Iorio sono due persone che non sono tanto disponibili ad abbandonare le proprie idee”.
Lei, però, non ha difeso le sue idee quando ha “cacciato” dalla sua giunta, per lesa maestà, il vice-sindaco e assessore Mancini.
“La richiesta di revoca è sta avanzata collegialmente da tutti i partiti del PdL. La cosa che dovrebbe far riflettere Mancini è che neanche il suo partito, nessuno del suo partito, ha speso una sola parola a sua difesa. La scelta che ho dovuto fare era una scelta obbligata. Durante la campagna elettorale per le provinciali Giovancarmine Mancini ha usato dei toni accesi e sopra le righe, provocando la reazione di coloro i quali si sono sentiti offesi dalle sue affermazioni”.
In questo modo Lei non ha tradito gli elettori che hanno votato Giovancarmine Mancini, portando voti all’intera coalizione di centro-destra e permettendo la sua elezione a Sindaco di Isernia?
“Non credo. Ho il dovere di cercare di salvare l’amministrazione. Non posso mettere in discussione la vita stessa di un’amministrazione perchè un assessore di sua iniziativa si è posto fuori dalla coalizione che ci ha portato alla guida di questa città. Non credo di aver tradito i miei elettori”.
Allora nel PdL non si può criticare?
“C’è sempre modo e modo per poter criticare. C’è una misura in tutte le cose”.
Nel suo partito non è possibile dire, come ha fatto Mancini nell’intervista rilasciata al nostro giornale nel mese di agosto, riferendosi alla gestione politica regionale: “stanno gestendo gli enti sub regionali come agenzie di collocamento per trombati, per morti di fame, per gente che non ha né arte e né parte, per amanti e pseudo tali”.
“Queste dichiarazioni le sento per la prima volta. Non so se ha mai dichiarato qualcosa del genere”.
E’ tutto registrato.
“Capisco che durante la campagna elettorale…”.
Queste dichiarazioni sono state fatte dopo la campagna elettorale.
“Si tratterà di uno sfogo da parte di Giovancarmine Mancini. Già era stato estromesso dalla giunta e quindi è una sorta di reazione che, dal punto di vista umano, è anche giustificata per quella decisione che ho dovuto adottare, ma che mi è stata fortemente suggerita da tutti i rappresentanti dei partiti che mi appoggiano in consiglio comunale”.
Per Patriciello è “finito il tempo di Michele Iorio”. Cosa ne pensa il sindaco di Isernia?
“Non credo che sia finito il tempo di Michele Iorio. Le vicende interne al Pdl non le seguo. Ho un’idea un pò particolare della politica. Spesso mi sono soffermato a dire che non faccio politica, ma faccio l’amministratore”.
INTERVISTA pubblicata dal mensile molisano 'il Ponte', ottobre 2009

LA LINEA POLITICA CHE TROVA TUTTI D’ACCORDO
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Per quanto riguarda la mia attività politica, invece, confermo la convinzione che la linea seguita dal presidente Berlusconi e dal PdL mi vede assolutamente concorde. Con questo impegno continuerò a lavorare e ad informare il pubblico di cosa si sta facendo”. (Aldo Patriciello, parlamentare europeo PdL, 4 settembre 2009).
“Come e quando finirà l’appassionante reality politico che ha come protagonista Silvio Berlusconi, meglio conosciuto in alcuni ambienti giovanili femminili come Papi? L’intera Europa sembra farsi questa domanda che molti italiani neppure si pongono”. (El Pais, 30 agosto 2009).
“I metodi di Berlusconi mi ricordano quelli di Putin… Mostra un disprezzo assoluto delle regole democratiche, è infastidito da ogni manifestazione di opposizione”. (Laurent Joffrin, direttore di ‘Liberation’, 31 agosto 2009).
“Le dimissioni del direttore dell’Avvenire sono la prima vittoria del clan di Berlusconi nel conflitto in corso. Una parte della Chiesa non nasconde più il suo imbarazzo. E anche la politica sull’immigrazione ha provocato l’ira delle gerarchie ecclesiastiche”. (Le Monde, 4 settembre 2009).
“L’Italia ha una situazione unica, perché in carica avete un premier che ha davvero poco rispetto per i media. Il che è ironico, visto che li possiede quasi tutti ed è chiaro che li ha comprati per far uscire solo versioni ufficiali”. (Michael Moore, regista, Venezia 5 settembre 2009).
“Sono ancora convinto che in questa nostra Repubblica ci sia spazio per la libertà di stampa. E ci sia perfino alla Rai. Perché questo, presidente Berlusconi, è il principio della democrazia. Sta scritto, dia un’occhiata, nella Costituzione. (Enzo Biagi, 18 aprile 2002).
RUBRICA del mensile 'il Ponte', ottobre 2009
SI RIPARTE!
Non è facile prendere le redini de il Ponte.
Gaetano Caterina
ilpontemolise@tin.it
Paolo De Chiara
dechiarapaolo@gmail.com
Aldo Spedalieri
direttore@ilpontemolise.it

“L’Amministrazione di Isernia ha fallito”
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Per 20 anni avete scelto le persone sbagliate, questa amministrazione ha preso atto del problema della sicurezza degli edifici scolastici. Ma non si possono chiudere le scuole, perché comunque garantiscono un grado sufficiente per la sicurezza”. In questo modo il dirigente del V settore Giulio Castiello, ex assessore di fiducia del sindaco Gabriele Melogli, ha liquidato il grave problema che sta creando tanti disagi, non solo ai genitori, ma all’intera comunità isernina. Ma per 7 anni cosa ha fatto l’amministrazione di centro-destra? Ora sono tutti bravi a fuggire dalle responsabilità. Un’amministrazione seria sarebbe intervenuta il giorno dopo il terribile terremoto di San Giuliano di Puglia. Ora si parla di “persone sbagliate”. Ma in caso di terremoto intenso e di nuove macerie i responsabili saranno individuati secondo la teoria del dirigente Castiello? In questo momento sarebbe opportuno, a testa bassa e senza fare inutili proclami, prendere di petto il problema. Risolvere definitivamente la questione. I genitori sono molto chiari. “In tutta questa maledetta situazione – si legge in una nota - che la nostra amministrazione comunale ha creato, ci sono degli aspetti, diciamo secondari, che non devono essere assolutamente dimenticati ribaltando la responsabilità sulle famiglie oramai esauste”. Al problema della sicurezza si aggiunge un’altra questione, non di poco conto: “tutta questa situazione ha compromesso la serenità di intere famiglie isernine, scombussolando gli equilibri che si conquistano col tempo. Tensioni tra genitori che non riescono ad accordarsi sulla scelta di spostare i bambini in un’ altra scuola, tensione perché i bambini piangono all’ idea di abbandonare la loro maestra, la loro aula, il loro banco dove di nascosto hanno scritto a penna il loro nome, ma soprattutto perché non vogliono lasciare i loro compagni. E come si sente un genitore davanti a tutto questo? Come può un genitore compiere delle scelte così importanti sapendo che da una parte c’è il disagio del bambino/ragazzo e dall’ altra il rischio di pagare la serenità dei figli con l’ orribile rischio di mettere a repentaglio le loro vite? E come vive un genitore, adesso che sa quanto siano pericolose le scuole vulnerabili in caso di calamità, affrontare quest’ anno scolastico lasciando ogni giorno il suo bimbo in questi edifici-trappola, consumato dall’ ansia e pregando ognuna di quelle cinque o otto lunghe ore il Signore che non succeda l’ irreparabile?”. Ma se Castiello difende a denti stretti gli amministratori di Isernia è da registrare lo sfogo del consigliere comunale di maggioranza Potena (che è anche consigliere provinciale del PdL). Durante un consiglio comunale affollato dai genitori e dai cittadini, rivolto al sindaco Melogli, ha urlato tra i banchi della maggioranza comunale: “l’amministrazione ha fallito”. Sempre nello stesso consiglio comunale si sono registrati altri malumori tra i consiglieri che sostengono politicamente il primo cittadino. Sarebbe opportuno, però, in questo momento pensare esclusivamente al problema delle scuole insicure. I cittadini di Isernia non hanno nessuna voglia di seguire le sfide e i regolamenti interni alla maggioranza. Ora la priorità è una soltanto: avere scuole sicure per tutti i ragazzi del capoluogo pentro. Le altre cose sono chiacchiere. Inutili ragionamenti che fanno abbassare il grado di attenzione verso una politica inefficiente e incapace di rispondere alle domande della gente.
Mancini: “Ipotizzo un’alleanza tra
persone perbene con Sorbo e Tedeschi”
di Paolo De Chiara
(dechiarapaolo@gmail.com)
Le elezioni provinciali lo hanno condannato. Da vice-sindaco ed assessore del Comune di Isernia, Giovancarmine Mancini (Alleanza per il Futuro), solo per aver disobbedito ai superiori, si trova a fare semplicemente il consigliere provinciale. Dopo la decisione del sindaco di Isernia Melogli, l’ex vice-sindaco e assessore (uno dei politici più votati proprio al Comune di Isernia), che ricordiamo anche per le sue posizioni repubblichine, ha annunciato battaglia ai suoi ex compagni di coalizione. Mancini lancia anche una “strana” alleanza. “L’idea che lancio è quella di incontrare Sorbo e Tedeschi, in una situazione di emergenza, per lanciare un’alleanza tra persone perbene che hanno a cuore l’interesse del nostro territorio e dei giovani”.
Dopo aver fatto parte del centro-destra (sino a qualche giorno fa Lei era vice-sindaco e assessore della giunta Melogli) ha deciso di rompere con i suoi alleati e candidarsi alle elezioni provinciali di Isernia. La sua decisione non ha trovato d’accordo i suoi ex superiori che hanno deciso di sbarazzarsi di Lei al Comune di Isernia. E’ iniziata la resa dei conti?
“Nel Molise, e la mia vicenda ne è una chiara dimostrazione, abbiamo una grossa emergenza della politica con la ‘p’ maiuscola, del fare politica per la gente e per i progetti che riguardano il nostro territorio e non per se stessi e per le proprie clientele di potere. L’idea che lancio è quella di incontrare Sorbo e Tedeschi, in una situazione di vera emergenza, per lanciare un’alleanza tra persone perbene che hanno a cuore l’interesse del nostro territorio e dei giovani. Bisogna andare oltre la destra e la sinistra. Abbiamo un’emergenza libertà, abbiamo un’occupazione del potere in modo capillare che mi preoccupa. Vedo come gestiscono e perché hanno tutti questi voti. (Mancini apre un foglio e legge alcuni nominativi dall’elenco delle consulenze e degli incarichi regionali, n.d.r.) Incarichi di collaborazione, direzione generale. Dal 22/8/2007 al 13/5/2008 4.575 euro a Cosmo Galasso, segretario regionale di Progetto Molise, ex succursale di Forza Italia e attuale succursale del potente imperatore a livello regionale (Michele Iorio, n.d.r.). Questo è solo uno degli esempi di questa catena clientelare che fa paura. Siamo di fronte un’emergenza che fa paura, che indigna”.
Sul sindaco Melogli Lei ha affermato: "gli ho dato tanto e non mi sarei aspettato che anche lui si piegasse ai diktat di chi ha chiesto la mia testa". I rapporti politici e personali con il sindaco di Isernia, Gabriele Melogli, sembravano essere idilliaci. Cosa ha portato Melogli a rompere politicamente e personalmente con Lei?
“Lui non si è dimostrato una persona libera. Se fosse stato un altro il sindaco di Isernia e non Gabriele Melogli non avrei accettato di fare l’Assessore e il vice-sindaco, avrei optato per la carica di presidente del consiglio comunale. Poiché se accadeva quello che poi è accaduto potevano sfiduciarmi e rimanevo a fare il consigliere comunale. Ora non sono nemmeno più consigliere comunale. Mi sono fidato di Gabriele Melogli. Non potevo mai immaginare che potesse fare una cosa del genere”.
Cosa sarebbe successo se il sindaco di Isernia si fosse opposto alle richieste giunte da più parti per ‘fargliela pagare’?
“Secondo me nulla. Non avevano la forza di sfiduciare Gabriele Melogli”
Che ruolo avrebbe assunto, in caso di crisi della giunta Melogli, la sorella del governatore del Molise (Rosetta Iorio, assessore ai lavori pubblici del Comune di Isernia)?
“Rosetta Iorio è una delle candidate più probabili del PdL alla carica di Sindaco del Comune di Isernia. Ed è molto agitata. Sono stato due anni a difendere Gabriele Melogli in giunta dagli attacchi continui, reiterati e fuori misura di Rosetta Iorio. In preda alla voglia di accelerare, forse, anche questa cosa. C’è la possibilità che noi vedremo Rosetta Iorio candidata sindaco per il PdL. Soprattutto in questa fase non penso che avrebbero avuto la faccia così tosta di sfiduciare Melogli e far andare a votare appena dopo due anni. Sono capaci di tutto e lo hanno dimostrato con Mario Pietracupa. Con
Il consigliere comunale Angelaccio, in una nota, ha descritto una situazione da ‘basso Impero’. Lei condivide questa affermazione?
“Pienamente. Il problema è regionale. Stanno gestendo gli enti sub regionali come agenzie di collocamento per trombati, per morti di fame, per gente che non ha né arte e né parte, per amanti e pseudo tali. Siamo, per davvero, alla frutta”.
Sempre Angelaccio ha chiarito: “questa situazione ha messo in evidenza le crepe ed i limiti di un partito che si professa liberale, oltre al fatto che con questa operazione di epurazione, si fa fuori uno spaccato numericamente importante della maggioranza che fu eletta in consiglio comunale, che di conseguenza non avrà più rappresentanza”. La decisione di Melogli è un tradimento politico verso gli elettori di centro-destra che hanno votato Mancini?
“A loro degli elettori non gliene frega niente. Gli elettori vengono utilizzati solo e soltanto quando devono votare. Presi in giro a modi vecchia democrazia cristiana: “ne sistemiamo uno così creiamo aspettative per mille”. E’ un mix di clientelismo, ricatti più o meno velati e di pacche sulle spalle. Gli ingredienti di sempre della Dc, che ha devastato la nostra Regione per cinquant’anni. E che adesso, in questa fase, è nella PdL. Però in una fase appena precedente è stata con il centro-sinistra. Non dobbiamo dimenticare che Don Michele Iorio ha governato
Lei ha affermato: “siamo veramente sotto regime e dobbiamo ribellarci tutti, qui si stanno verificando dei fatti veramente gravi che mi preoccupano molto". Perché ha dovuto aspettare la vicenda delle provinciali per accorgersi di questo “regime”? Non c’era anche prima il “regime” quando Lei faceva parte integrante di questo centro-destra?
“Io a destra ci sono sempre stato. Sono loro che sono venuti da noi. Prima di lasciare la porta aperta ho provato a combattere dall’interno fino alla fine”.
Un tema caldo per la sua ex amministrazione è la “sicurezza delle scuole”. Lei da due legislature ha fatto parte della maggioranza politica al Comune di Isernia. Dopo sette anni dal terribile terremoto di San Giuliano di Puglia (dove sono morti 27 bambini) si continua a parlare di “scuole sicure”. Un comitato di genitori si è costituito per la difesa proprio delle “scuole sicure”. Cosa non è stato fatto in tutti questi anni?
“Il Comune, ed io all’epoca non ero in Giunta, risponde dicendo che sono state fatte le verifiche e che hanno dato esito positivo. Io sono di supporto al Comitato e il Comitato lo sa bene”.
Di chi sono le responsabilità politiche?
“Non credo che ci siano per davvero responsabilità politiche. Nel momento in cui il sindaco ha dato mandato ai tecnici per vedere lo stato degli edifici scolastici, ripeto che io non ero in Giunta, e loro hanno dato, a seguito di alcuni interventi, parere positivo e soltanto adesso veniamo a conoscenza di questo stato. Adesso dobbiamo intervenire”.
Secondo Lei, quindi, le responsabilità sono dei tecnici?
“Credo a questo punto proprio di si. Loro hanno dato questo parere probabilmente perché tirati per la giacchetta”.
Chi ha tirato i tecnici per la giacchetta?
“Forse qualcuno che non voleva che si creasse questo caos”.
INTERVISTA pubblicata su il Ponte mensile molisano, agosto-settmbre 2009

PER AMORE DEL MIO POPOLO NON TACERO’
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Non c’è bisogno di essere eroi, basterebbe ritrovare il coraggio di aver paura, il coraggio di fare delle scelte, di denunciare”. In questo modo don Peppe Diana affrontava nella sua terra la camorra. Il giovane parroco venne ucciso il 19 marzo del 1994 nella sacrestia della sua chiesa di San Nicola a Casal di Principe. “Il nostro Pinuccio – hanno scritto Gennaro Diana e Iolanda Di Tella, genitori di don Peppe, in occasione della giornata della Memoria e dell’Impegno - non è più solo nostro, ma è anche di tanta gente sparsa per l’Italia, che del suo ricordo e del suo impegno, ne fa memoria quotidiana e simbolo della lotta per la legalità e la giustizia. La sua morte, paradossalmente, profuma di vita, alimenta la speranza, aiuta le persone a costruire percorsi capaci di accogliere e includere chi è in difficoltà. Don Peppino Diana amava la sua gente. Lo aveva scritto, lo gridava dall’altare questo suo amore, perché voleva semplicemente contribuire a costruire delle comunità senza più camorre. Insegnava ai ragazzi a non tradire mai le proprie idee e a non barattare mai la propria dignità. Cose semplici, ma importanti per arginare una cultura di morte che pervade i nostri territori”. Anche in Molise, dove tre organizzazioni criminali (camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita) hanno allungano i tentacoli per i loro sporchi affari, è necessario uscire allo scoperto. Per riassaporare il profumo di libertà, per alimentare la speranza e per costruire percorsi alternativi. Per una vera cultura della legalità. La “criminalità organizzata si sta infiltrando soprattutto nel settore economico degli appalti, favorita dalla situazione economico-sociale del Molise e dalla sua posizione geografica di zona di frontiera con la Puglia e con la Campania”. Il 31 gennaio scorso il presidente della Corte di Appello di Campobasso, il dott. Alfonso Bosco, all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, lanciò l’allarme sui rischi di infiltrazione della criminalità organizzata, soprattutto nel settore degli appalti pubblici e dei subappalti per la contiguità territoriale con le province di Caserta e di Foggia. Anche il traffico di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione ed il collocamento illegale della manodopera rappresentano ambiti interessanti per le organizzazioni criminali. In Molise, dove le denunce non sono mancate, si è registrato un assordante silenzio. Il forte grido d’allarme del presidente Bosco non è stato colto né dai cittadini e né dalle classi dirigenti. E proprio in questo contesto, nei prossimi mesi, partirà la manifestazione “Cultura della Legalità”. La prima edizione ricorderà il parroco di Casal di Principe ucciso dalla camorra, clan De Falco. Diversi personaggi antimafia verranno in questa Regione per portare la loro esperienza, tentando di risvegliare le spente coscienze. Gli stessi incontreranno gli studenti molisani. E’ da lì che deve partire la cultura della legalità. Gli appuntamenti saranno accompagnati da una mostra d’arte pittorica contemporanea itinerante, dal titolo: “Per Amore del mio Popolo”. La manifestazione, che si svolgerà a Campobasso, Isernia, Termoli, Larino e Venafro, ruoterà intorno ad un concorso nazionale di giornalismo. E’ giunto il momento di far seguire alle parole i fatti. Toccando con mano i problemi di questo territorio. Il testimonial dell’evento sarà l’On. Lorenzo Diana, già componente della commissione antimafia. Che per il suo impegno è costretto a vivere con la scorta perché minacciato di morte dalla camorra, dal clan dei casalesi. Proprio da Isernia l’attuale consigliere della “Fondazione Caponnetto” e responsabile dell’Osservatorio antimafia dell’Associazione Articolo21.info rivolse un invito ai cittadini molisani: “Per combattere la criminalità organizzata è necessario non abbassare mai la guardia. Il nostro Paese non ha bisogno di eroi. Tutti abbiamo il dovere di occuparci di questi temi. La criminalità non può essere vista come un fenomeno che riguarda gli altri. Dobbiamo tutti impegnarci per debellare questo cancro”.

CULTURA DELLA LEGALITA’
in Molise
di Paolo De Chiara (dechiarapalo@gmail.com)
E’ mancato un lavoro di prevenzione, è mancato un lavoro di denuncia, è mancato un lavoro di costruzione di percorsi integrati di educazione e di crescita della cultura della legalità”. Ecco cosa significa fare la lotta alle mafie. E’ venuto a spiegarcelo in Molise il componente della commissione Antimafia Giuseppe Lumia (minacciato di morte da Cosa Nostra per il suo impegno quotidiano contro le mafie). Stranamente, però, i cittadini, insieme alla stampa locale, hanno risposto con poco entusiasmo ad un evento del genere. E’ doveroso e indispensabile, per poter cambiare pagina, impiantare il concetto di “cultura della legalità”. Queste poche ma bellissime parole sono racchiuse in una frase del giudice antimafia Paolo Borsellino (ucciso con il tritolo dalla mafia): “la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. In Molise hanno denunciato una situazione pericolosa molti personaggi dell’antimafia. Giornalisti, rappresentanti delle Istituzioni, parlamentari e magistrati sono intervenuti in questa Regione per denunciare il silenzio di molte coscienze. Dopo gli arresti di uomini legati alla camorra, dopo il sequestro di discariche abusive e pericolose, dopo il traffico di droga che transita per le nostre arterie stradali, dopo le relazioni e gli allarmi della commissione antimafia, dopo il sequestro di beni legati ai clan della camorra e dopo gli innumerevoli episodi legati alla criminalità organizzata è giunto il momento di reagire. Con civiltà e nel rispetto delle leggi. Gli interventi ci sono stati. I disegni criminali sono stati svelati. L’allarme è stato acceso in moltissime occasioni. Questi maledetti delinquenti sono arrivati da diversi anni. Lumia è stato molto chiaro: “Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”. Ma molti altri hanno espresso questo concetto. Come il giornalista di Repubblica Raffaele Sardo (autore del libro ‘La Bestia’ con prefazione di Roberto Saviano), l’ex sottosegretario Nando Dalla Chiesa (figlio del prefetto di Palermo ucciso a colpi di pallottole dalla mafia), l’On. Lorenzo Diana (già componente della commissione Antimafia, oggi minacciato di morte dallo schifoso e brutale clan dei casalesi), il giornalista Alberigo Giostra (autore del libro sul molisano Antonio Di Pietro, “Il Tribuno”), la giornalista de ‘Il Mattino’, minacciata di morte dalla camorra, Rosaria Capacchione (il suo libro “L’Oro della Camorra” venne ritrovato dopo un blitz sul comodino di un boss della camorra), il magistrato Luca Tescaroli (il pubblico ministero del processo dove lo Stato condannò all’ergastolo gli assassini del giudice Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre uomini della scorta), il giornalista di Repubblica Antonello Caporale (autore del libro “Mediocri”), il magistrato Ferdinando Imposimato (giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro , l'attentato al papa Giovanni Paolo II, l'omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet, e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. Il fratello Franco Imposimato venne ucciso a Maddaloni da “una connection mafia-camorra – come ha spiegato Raffaele Sardo su Repubblica Napoli - in una sorta di vendetta trasversale nei confronti del fratello, l´allora giudice istruttore Ferdinando che stava indagando su Cosa nostra e Banda della Magliana”. Le coscienze molisane non hanno risposto in maniera adeguata. Proprio in questa Regione, nei prossimi mesi, si svolgerà (se ci sarà il sostegno delle Istituzioni) la manifestazione dal titolo “Cultura della Legalità”. Quest’anno dedicata a Don Peppe Diana (il parroco di Casal di Principe ucciso nella sua sacrestia dai sicari della camorra) e al suo messaggio: “Per Amore del mio Popolo”. Ma, soprattutto, per ricordare Don Peppe e per rispedire al mittente certi messaggi sgradevoli e poco chiari. E per ribadire con forza le affermazioni del vescovo emerito di Caserta, Raffaele Nogaro: “per me don Giuseppe Diana è già un santo. E io mi batterò perché si inizi il processo per la sua beatificazione”. Campobasso, Isernia, Termoli, Larino e Venafro ospiteranno i personaggi che si sono battuti in questi anni contro la criminalità organizzata e che credono in un futuro migliore. Ma anche tutti coloro che credono nella “cultura della legalità” sono invitati a partecipare e a collaborare. I dibattiti pubblici saranno accompagnati ad una mostra d’arte contemporanea itinerante dal titolo: “Per Amore del mio Popolo”, dove saranno esposte 15 opere, per ricordare che sono passati 15 anni dalla morte di don Peppe. L’intera iniziativa ruoterà intorno ad un concorso di giornalismo. Questa volta, però, lo stesso impegno sarà profuso nelle scuole molisane. I presidi che vorranno ospitare l’evento potranno dare l’opportunità agli studenti di ascoltare personaggi che, attraverso il loro impegno quotidiano, formano le coscienze. Per rafforzarle. Per preservare e difendere il nostro territorio, il nostro presente, il nostro futuro. Se c’è collaborazione tra cittadini, forze dell’ordine, Istituzioni, politica e politici è possibile eliminare dal tessuto sociale queste bande di gangster senza scrupoli. Ma queste lotte vanno fatte con convinzione. Senza tentennamenti. Basta fare semplicemente il proprio dovere. Fino in fondo.
ADERISCONO ALLA I Edizione anche LIBERA CAMPANIA e LIBERA MOLISE.
PROSSIMAMENTE SARA' DSPONIBILE L'INTERO PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE.
Per Info: dechiarapaolo@gmail.com

Il “passo indietro” nel Pd Molise
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Chi ha fatto il segretario o il vicesegretario del Pd o rinnega questi ultimi due anni di linea politica maggioritaria o non ha le carte in regola per guidare la nuova fase”. Un passo indietro chiesto a chiare lettere da Rosy Bindi per il rinnovamento del Partito Democratico. Chi è stato dirigente negli ultimi anni deve fare un passo indietro. Dar la possibilità ad altri di operare. Poi si valuterà se faranno bene o male. Anche in Molise il Partito Democratico prova a rinnovarsi. A scrollarsi di dosso l’immobilismo di alcuni e la collusione di altri. Un rinnovamento può esserci. In Sicilia alla segreteria regionale del partito fondato da Romano Prodi è candidato il componente della commissione Antimafia Giuseppe Lumia. L’ex presidente della Commissione Antimafia, sotto scorta perché minacciato di morte dalla mafia, potrà diventare il nuovo segretario del Pd Sicilia. Si può respirare tutti insieme un’aria diversa. Il senatore Lumia, che rischiò di non essere candidato dai dirigenti del Pd, è stato pochi mesi fa in Molise dove ha denunciato la gravissima situazione delle infiltrazioni delle mafie. In Molise sono quattro i candidati. I due consiglieri regionali: Michele Petraroia e Danilo Leva (entrambi della mozione Bersani), Domenico Di Lisa (ex consigliere regionale, mozione Franceschini) e Domenico De Angelis (consigliere provinciale di Campobasso, mozione Franceschini). Tra i candidati anche il consigliere regionale Danilo Leva (considerato da molti un “giovane vecchio”), colpito dal ragionamento formulato dalla Bindi. Lo stesso Leva che perse le elezioni comunali nella sua Fornelli, il candidato alla provincia di Isernia che ha racimolato pochissimi voti ed ex vice-segretario del Pd dell’ultima gestione scellerata targata Macchiarola-Ruta(Leva). Ma potrà scegliere tra due opzioni a disposizione: rinnegare la sua linea politica (quindi quella del trombato Roberto Ruta, della Macchiarola e sua personale) o ritrovarsi con carte non in regola. Aspettiamo la dichiarazione. Quale opzione sceglie il consigliere regionale? Mica si accontenta dei comunicati stampa dei suoi giovani sostenitori dove viene dipinto come il migliore, l’unico candidato, il più giovane e forse anche il più bello? Non è questa una buona politica per questa Regione. Il Molise ha bisogno, più che mai, di un’alternanza politica seria e coerente. Ne ha bisogno anche la politica. Non più abituata al confronto, alla dialettica. L’opposizione in questa Regione per troppi anni ha dormito. Indipendentemente dallo sfascio causato da Michele Iorio e company, è necessaria un’altra voce. In questi anni si è registrato solo silenzio. Bene ha fatto la Bindi a sottolineare un passaggio fondamentale. Il passato va superato. Ma se restano sempre le stesse persone a manovrare staremo sempre a parlare degli errori del passato, dell’immobilismo del presente e della sfiducia per il futuro. Dovrebbero essere queste stesse persone (i manovratori del passato) a fare un passo indietro. Ma sarà difficile che pensino a questa soluzione. Ma se vengono a mancare loro i voti? Forse sarebbe la giusta strada per abbandonare una politica fatta da politicanti immobili, silenti, manovratori, opportunisti, inconcludenti e dannosi.
I QUATTRO MOSCHETTIERI DEL PD Molise
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Dopo la gestione politica fallimentare del consigliere provinciale di Campobasso Annamaria Macchiarola (seguita molto da vicino dal deputato trombato Roberto Ruta) e di Danilo Leva (vice-segretario sino al commissariamento) il Partito Democratico tenta di salvare il salvabile. I cocci rimasti, dopo la scellerata gestione del duo Macchiarola-Leva, da chi saranno messi insieme per provare a costruire una nuova alternativa politica? Sono stati così bravi a dirigere questo partito, nato a freddo tra Ds e Margherita, che lo hanno portato al commissariamento. Per non parlare dei risultati ottenuti. Restano ancora aperte alcune questioni. Sarà fondamentale ricordare che il Pd gestito dal duo M&L (con i fili tirati da Ruta) ha sostenuto (insieme all’IdV) l’elezione a sindaco di Cotugno, vicinissimo al governatore molisano Michele Iorio. È semplice ricordare che il Pd uscì dalla maggioranza di Venafro solo per una questione personale. Infatti, il consigliere regionale Scarabeo (che da sinistra è passato a destra e ora tenta il salto al centro), da buon opportunista, scelse di passare alla corte dell’Imperatore. E il Pd perse la sua favolosa pedina. Solo per questa ragione il Pd non fa parte dell’inciucio. Ma lo ha realizzato. I dirigenti del Pd, soprattutto in provincia di Isernia, con la loro faccia tosta, continuano ad addebitare l’inciucio solo all’IdV (che ancora fa parte della maggioranza targata Cotugno). Come si può dimenticare la mozione di sfiducia firmata dalla Macchiarola (segretaria regionale del Pd) al presidente della provincia di Campobasso Nicola D’Ascanio (all’epoca parte integrante del Partito Democratico)? Gli esempi ne sono tanti. E i risultati elettorali fallimentari parlano da soli. Il Molise pretende un Pd che faccia opposizione e che sia pronto per un’alternativa politica. Ora inizia la competizione. Quella vera. Almeno si spera. Che vinca il migliore tra i quattro candidati (Domenico De Angelis, Domenico Di Lisa, Danilo Leva e Michele Petraroia). Lo strumento democratico delle primarie consentirà ai cittadini di scegliere il suo rappresentante politico per questo partito, per troppo tempo messo nelle mani sbagliate. Di veri dilettanti. Ma resta un dubbio. Come farà il consigliere regionale Leva, dopo il suo fallimento personale come dirigente del Pd (è stato il vice-segretario), a presentarsi davanti ai suoi elettori? E’ coraggio o solo faccia tosta? Seguiremo con attenzione la fase di costituzione del nuovo partito molisano. Almeno questa volta sembra esserci competizione. A volte, anche questa sconosciuta, fa bene alla democrazia. Per adesso i quattro moschettieri stanno affilando le armi. Ma un’altra domanda è necessaria: si parlerà di contenuti?
PUBBLICATO SUL SETTIMANALE MOLISANO 'IL VOLANTINO', 8 agosto 2009

Mafie in Molise, un argomento da affrontare
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”. In Molise, però, tutto tace. A nessuno interessa che in questa Regione ci siano questi criminali a svolgere i loro sporchi affari. Le classi dirigenti molisane non sono interessate a contrastare seriamente il fenomeno. Bisogna stare attenti anche alla forma da utilizzare per parlare di questi fatti. Si rischia la lesà maestà nei confronti della politica. E si rischia di essere accusati di definire mafiosi i molisani o di fare cattiva pubblicità. Le pesanti affermazioni del senatore Giuseppe Lumia (minacciato di morte da Cosa Nostra per il suo costante impegno antimafia) sono cadute nel vuoto. Nessuno ha voluto dare seguito alla grave situazione prospettata durante un incontro a Campobasso. Il silenzio, che serve a questi piccoli gangster per agire indisturbati, rende ancor più difficile l’azione contro le infiltrazioni criminali molisane. Questi piccoli uomini disonorevoli sono da molti anni in questa Regione. Trafficano, fanno affari, si arricchiscono. Le infiltrazioni già ci sono da diversi anni. Il problema ora è un altro. E’ mandarli via. Bonificare il territorio da questi delinquenti da quattro soldi. Eliminare il puzzo che segue i loro movimenti e le loro azioni. E solo un’opera comune può portare a questo risultato. Bisogna parlarne. Bisogna confrontarsi. La politica deve discutere seriamente di questi problemi. I cittadini devono essere consapevoli della gravità di questa situazione. Non si può affidare la lotta solo alle forze dell’ordine. Non funziona così. Il problema riguarda tutti, anche le future generazioni. Molto deve essere fatto per loro. Per il loro futuro. Lumia è stato chiaro: “adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. Ma il Molise tace. Continua a rimanere in silenzio. Per l’ex presidente della Commissione Antimafia: “non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. […]. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata
ARTICOLO PUBBLICATO SUL SETTIMANALE MOLISANO "IL VOLANTINO", 8 agosto 2009

Giostra: “La stampa molisana è imbavagliata”
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Isernia è il ventre nero del Molise. Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione. Sono rimasto attaccato a voi perché non riesco a rendermi conto di come l’Italia non conosca questa Regione per quello che è. E’ una Regione in cui la mafia viene sublimata, gli vengono tolti tutti gli aspetti più spettacolari e resta la pura mentalità mafiosa. Il circuito negativo (cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica) stronca la democrazia”. Questo è stato uno dei passaggi di Alberico Giostra, giornalista e autore del libro “Il Tribuno”, fatti nel capoluogo pentro, in occasione della presentazione del suo libro. Giostra, con un’inchiesta approfondita, si è già occupato del Molise. E già all’epoca si registrarono strani movimenti intorno a questo giornalista. Ci furono, dopo querele in tribunale, anche serie minacce di morte denunciate dallo stesso Alberico Giostra. L’intervista ruota intorno al suo libro, ma non tralascia altri aspetti legati anche alla politica nazionale e regionale.
Giostra, perché un libro su Antonio Di Pietro?
“Molti militanti delusi mi hanno spinto a scrivere un libro per raccontare il vero Di Pietro. Ho fatto questa inchiesta quando Di Pietro era Ministro e stava al Governo. Ho fatto questo libro perché ero disgustato per come era Di Pietro da alleato e da Ministro. Credo che Berlusconi vinca le elezioni perché c’è un clima di destra del quale Di Pietro si giova. Di Pietro non è utile per combattere Berlusconi. Di Pietro in questa Regione ha confermato quello che è una regola fissa a livello nazionale. Quando il centro-sinistra perde Di Pietro va fortissimo, quando il centro-sinistra vince Di Pietro non è protagonista. Voglio dire che Di Pietro cresce in presenza di un modo antagonistico rispetto al centro-sinistra che egli stesso ha inteso sviluppare e fomentare. Di Pietro è un nemico interno del centro-sinista. E’ una persona che punta alla leadreship del centro-sinistra. L’uomo non conosce alleanze, conosce annessioni, conquiste. Non conosce dialogo, ma imposizioni. La democrazia interna dentro l’IdV non esiste”.
Prima di iniziare ad approfondire “Il Tribuno”, volevo un tuo giudizio sul disegno di legge sulle intercettazioni. Forti critiche stanno accompagnando questo testo varato dal Governo Berlusconi.
“E’ un attacco alla libertà di stampa gravissimo. E voi in Molise lo dovreste sapere perché già questo bavaglio che sta per essere messo alla stampa, qui in Molise lo hanno messo da tempo. La stampa molisana è imbavagliata. Ho sempre pensato che il Molise nella sua estrema piccolezza è una Regione laboratorio dove spesso accadono le cose che succederanno altrove. Io per studiare Di Pietro ho mosso i primi passi qui. L’università Di Pietro è il Molise. Solo in questa Regione accade quello che è accaduto ai vari giornali e giornalisti che hanno cercato di essere liberi e indipendenti e di pubblicare semplicemente delle notizie. Qui i giornalisti hanno paura anche di pubblicare degli atti giudiziari. E la legge che andrà in vigore, io mi auguro di no, è come se in Molise esistesse già. La tragedia della stampa molisana si estenderà in tutt’Italia grazie a questa legge che è una delle leggi liberticide mai concepite”.
Tu, con “Il Tribuno”, hai approfondito la figura di Antonio Di Pietro. Che idea te ne sei fatto?
“Di Pietro, un moderato a parole e un radicale nei fatti, è un uomo di centro-destra costretto a militare nel centro-sinistra semplicemente perché dall’altra parte c’è un signore che si chiama Silvio Berlusconi, molto ingombrante”.
Sembra il politico più attivo del centro-sinistra.
Di Pietro voleva essere leader del centro-destra. Ci sono tantissime testimonianze e molte persone disposte a sostenere questo. Uno fra questi è l’amico fraterno di Pietro, Mirko Tremaglia, noto ex repubblichino e fondatore del Movimento Sociale, uno di quelli che ha spinto Di Pietro a fare politica per andare a destra, contemporaneamente ad Elio Veltri, uno dei tanti fuggiaschi da Di Pietro, che spingeva Di Pietro per farlo entrare in politica. Di Pietro è un personaggio ambiguo. Inevitabile conseguenza della mancata formazione politica di Pietro. È ambiguo sul piano umano, politico e sul piano del comportamento nei confronti degli alleati.
Qualche esempio?
Il più grave si è verificato in occasione delle elezioni del 2008. Di Pietro ha cominciato a corteggiare il Pd, frenandone le critiche al Governo Prodi e assumendo un aspetto protettivo mentre Mastella e Dini rompevano, perché sapeva che si sarebbe andati a elezioni anticipate. E sapeva che andando a elezioni anticipate se non sarebbe stato imbarcato con il Pd non sarebbe entrato in Parlamento perché sarebbe stato falciato dal voto utile, così come è stata falciata la sinistra. Per questa disgraziatissima scelta di Walter Veltroni.
Giuseppe Astore, dopo aver chiesto il commissariamento dei vertici dell’Italia dei Valori per la scelta di una nuova classe dirigente, si è dimesso dalla presidenza dell’Ufficio politico. Tu come leggi la decisione del senatore molisano dell’IdV?
“E’ necessario un congresso nazionale. Ecco un altro dei momenti di continuità con Berlusconi. Quando esisteva Forza Italia Berlusconi non ha mai fatto un congresso nazionale. Lui i partiti li fonda dal predellino. Di Pietro gli statuti li cambia andando dal notaio.
All’epoca della tua inchiesta molisana dichiarasti che l’opposizione di centro-sinistra sembrava condividere le stesse pratiche della maggioranza di centro-destra. Da allora è cambiato qualcosa?
In Molise le cose vanno peggio. Iorio prenderà tutto. Farà cadere Termoli e la provincia di Campobasso.
Intervista pubblicata sul mensile molisano "Il Ponte", agosto-settembre 2009

Abbiamo bisogno del “loro” aiuto?
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Ecco la ciliegina sulla torta che mancava. A metterla ci ha pensato Gianfranco Vitagliano, assessore regionale alla Programmazione. “[…] quelli che non la pensano come noi, in questa terra, hanno bisogno del nostro aiuto, di una maggiore ricerca di confronto e di dialogo da parte nostra perchè, relegati in angusta minoranza, sono costretti a cercare altre vie, oltre quella democratica per antonomasia, per distinguersi, esistere, per cercare di ribaltare il rapporto”. Ecco spiegato l’arcano. Era molto semplice. Bastava rivolgersi a “loro”, come ci ha spiegato l’assessore regionale. L’invito è rivolto a tutti coloro che non la pensano come “loro” e che hanno bisogno del “loro” aiuto. Chi cerca il “confronto” e il “dialogo”, da oggi in poi, potrà rivolgersi, senza tentennamenti, all’assessore Vitagliano. Lui sarà ben lieto di accogliere le istanze e di spiegare come stanno effettivamente le cose. Quelli che cercano altre vie, “oltre quella democratica”, ora sanno che una strada potrà essere percorsa con facilità. Noi, caro Vitagliano, però percorreremo la nostra di strada. E, siccome Lei sembra così disponibile a rispondere alle domande dei suoi cittadini, inizi a farci capire cosa vuol dire quando scrive: “quelli che non la pensano come noi, in questa terra, hanno bisogno del nostro aiuto”. Ma quale sarebbe il vostro aiuto? Chi sarebbero, poi, questi personaggi “relegati in angusta minoranza”? Secondo Lei, quali sarebbero le “altre vie, oltre quella democratica”? E cos’è poi questo “rapporto”? E, soprattutto, come si ribalta? Ma di cosa stiamo parlando Vitagliano? Lei è un assessore regionale. Quando apre bocca dovrebbe fare i nomi e i cognomi. Dovrebbe spiegare in maniera approfondita cosa intende. E’ troppo facile lanciare il sasso, fare “ammuina”, e tirare indietro la mano. Lei in questo modo offende l’intelligenza di molti molisani. Questo passaggio dovrà essere approfondito. Non può essere fatto passare senza una spiegazione dell’interessato. Il confronto, poi, è un’altra cosa. In questa Regione si fa presto a sparare parole grosse senza senso. Caro Assessore, da politico navigato, ha mai fatto un serio confronto? Con gli avversari politici non credo. L’opposizione in questa Regione è scomparsa da molti anni. Con la stampa? Basta fare un piccolo raffronto con il modo di fare giornalismo in America (dove il “suo” presidente si reca a pregare). I politici, in quei Paesi, sudano durante i confronti con la stampa. Confronti pubblici? Si fa presto ad organizzarne uno. In questa Regione e in tutto il Paese siete stati abituati troppo bene. E non dimenticate mai che non tutti hanno bisogno di voi e di questa vostra politica.
Articolo pubblicato sul mensile molisano 'Il Ponte', agosto/settembre 2009

Le mafie in Molise sono
arrivate da molti anni
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Nel “Rapporto annuale sul fenomeno della criminalità organizzata” del 2000 si legge (pagina 58 e 59): “La vicinanza di realtà geografiche a più alta densità criminale, unitamente ad un certo sviluppo industriale e commerciale ha favorito negli ultimi anni la crescita, nella regione (si parla del Molise, n.d.r.), di aggregati delinquenziali che, pur non insediati in modo stabile, esprimono tuttavia una discreta operatività in settori dell'illecito appetibili anche per la sfera macrocriminale (in particolare l’usura, le estorsioni, il traffico di sostanze stupefacenti, il contrabbando di t.l.e. ed il riciclaggio)”. Già nove anni fa si poteva apprendere che: “Il Molise risente sia lungo la fascia adriatica che nella zona di Venafro e Termoli, di infiltrazioni dei sodalizi criminali pugliesi e campani. Nella provincia di Campobasso si sono, inoltre, verificati episodi estorsivi perpetrati da gruppi criminali di origine campana e pugliese, in collegamento con pregiudicati locali. Il territorio è, altresì, interessato, anche per l’importanza strategica delle reti stradali ed autostradali che lo collegano a Foggia, dal transito di t.l.e. e di stupefacenti. In tale ultimo contesto criminale si è registrata, nel comune di Campomarino (CB), l’infiltrazione di un’organizzazione contrabbandiera pugliese che, mediante l’installazione di centrali radio e radar, ha favorito sbarchi di t.l.e. sulle coste molisane. Il sequestro delle sofisticate apparecchiature elettroniche e l’arresto di 14 persone confermerebbe l’interesse dei contrabbandieri a spostare a nord della Puglia il proprio raggio di azione”. E continua: “nella provincia di Isernia la criminalità organizzata campana è attiva nel settore del traffico di sostanze stupefacenti; nelle zone di Venafro e del Matese (area, quest’ultima, condivisa con la provincia di Caserta) sarebbe inoltre riuscita ad infiltrarsi nel tessuto economico locale mediante il controllo di attività imprenditoriali. L’area a ridosso dei confini campani risente dell’influenza del clan


Lumia (Commissione Antimafia) sulle infiltrazioni in Molise:
“Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere”
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”. Secondo Giuseppe Lumia, senatore e membro della commissione Antimafia: “Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”. Il senatore Lumia, che vive sotto scorta perché minacciato di morte dalla mafia, è intervenuto a Campobasso in un incontro pubblico organizzato da Libera Molise e dall’Associazione Culturale “G. Tedeschi”. All’incontro era presente il coordinatore dell’associazione di Don Ciotti, il professore Franco Novelli, insieme al consigliere regionale, ex segretario della Cgil Molise, Michele Petraroia. Giuseppe Lumia si è soffermato molto sulla questione della presenza delle mafie in Molise. “Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Le classi dirigenti di questa Regione non hanno fatto il proprio dovere”. Ma qual’è, secondo l’ex presidente della commissione Antimafia, il primo grande dovere contro le mafie? “Fare prevenzione. Conoscere le mafie e impedire che possano radicarsi. E’ mancato un lavoro di prevenzione, è mancato un lavoro di denuncia, è mancato un lavoro di costruzione di percorsi integrati di educazione e di crescita della cultura della legalità Tali limiti hanno indebolito il tessuto sociale, economico ed Istituzionale della vostra realtà territoriale. E le mafie annusano, sentono da lontano dove si creano quegli spazi, quelle “opportunità” per la loro presenza. Nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Il senatore siciliano Lumia mette anche in evidenza il ruolo del clan dei casalesi, già da molti anni “impegnato” con i suoi sporchi affari in Molise. “Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. Per l’attuale componente della commissione Antimafia la questione della presenza delle mafie in Molise: “è un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classe dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio. Di amarlo. Segnali in questi anni ce ne sono stati. Nell’Operazione “Piedi d’Argilla”, anche allora, quante vesti si stracciarono. Quanta indignazione per chi diceva attenzione, capiamo quello che sta avvenendo, denunciamo, preveniamo, riorganizziamo una dinamica pubblica diversa da quella che già allora cominciava a strutturarsi. Che era quella, appunto, del clientelismo sfrenato, dell’uso distorto delle risorse pubbliche, della confusione, del tentativo di infiltrare gli apparati, anche investigativi. Si perse una grande occasione, una grande opportunità. Un’altra operazione nel 2007. Quando la lezione non è ben digerita, ecco che ancora una volta appalti e smaltimento dei rifiuti. Poi ancora procedimento “Operazione Mosca”. Quando da San Giuseppe Vesuviano sono arrivati, già allora, dei clan vicini a Fabio Ciro, che è stato uno degli epiloghi dell’organizzazione della mafia dei casalesi. Raccolta e trasformazioni dei metalli ad Isernia. E qui la cosa è stata gravissima, perché si sono infiltrati proprio nelle industrie che facevano questo lavoro, con le discariche abusive. E ancora un procedimento, quello per ignoti. Addirittura il rinvenimento di 300 mila tonnellate di rifiuti in una cava a confine tra Campania e Molise. Anche qui segnali ben precisi. Quando l’autorità giudiziaria se ne occupa i fatti già si sono consumati. E, quindi, se non apri gli occhi di fronte a questi fatti consumati e così manifesti le responsabilità sono ancor più gravi. Sono responsabilità non tollerabili. Di portata devastante”. Cosa dovevano fare le classi dirigenti molisane? “Le classi dirigenti dovevano prevenire. Non l’hanno fatto. Le presenze ci sono già state nel passato e non hanno organizzato un controllo di legalità all’altezza di una difesa che bisognava fare nei vostri territori. Gli appalti sono stati controllati cantiere per cantiere? Si sono fatti i protocolli di legalità, quelli di nuova generazione? Si sono controllati a monte le imprese? Si sono visti chi forniva il cemento, il materiale? Chi faceva l’intermediazione? Si è strutturato un sistema di controllo a rete? Si è evitato quel mercimonio che porta alla moderna schiavitù, che è l’organizzazione del lavoro nero? Si sono accesi i riflettori sul riciclaggio, sugli investimenti? Non si sono fatti. Non mi risulta. Non li conosco. Si è sollecitata un’azione di prevenzione tecnica, quella che fa la cosiddetta misura di prevenzione patrimoniale, per sequestrare i beni alle organizzazioni mafiose che mettono piede nella vostra Regione? Non mi risulta. Tranne qualche piccola cosa, non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. Non penso che si sia fatto quel discorso di crescita della cultura della legalità. In cui il cittadino conosce bene quali sono i propri diritti e i propri doveri. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata
Articolo pubblicato su "Il Volantino", 25 luglio 2009 (http://www.ilvolantino.eu/pdf/06.pdf)

Giuseppe Lumia, membro della commissione Antimafia, presente in Molise ad un convegno pubblico, organizzato a Campobasso (lo scorso 16 luglio) da Libera Molise e dall’Ass. Culturale “G. Tedeschi”: “Vengo sempre di buon grado qui in Molise, in questa terra dove c’è il vasto mondo del volontariato e dove è impegnato il vostro Vescovo, che vedo ancora appassionato, che vedo ancora pronto a costruire percorsi educativi intorno ai grandi temi dell’etica pubblica e della legalità. Ed è bene che ci sia Libera anche in questa Regione”. […]. “Non c’è stata prevenzione, non c’è stata un’organizzazione e una strutturazione per impedire e bloccare le prime presenze dell’organizzazione mafiosa, ma si è trasformata la politica in clientelismo, non per esaltare le vostre stupende potenzialità, ma per umiliarle, negarle, offenderle”. […]. “E’ tempo di cambiare metodo di formazione, di selezione, di cultura delle classi dirigenti. Su quale binario dobbiamo far scorrere il vero rinnovamento: del rapporto legalità e sviluppo. Mai nella storia del Mezzogiorno siamo riusciti a mettere insieme legalità e sviluppo. Dobbiamo scommettere su questo rapporto. Chi vuole legalità deve investire sullo sviluppo, chi ha voglia di fare sviluppo deve stare attento alla legalità. In Abruzzo le opere pubbliche sono state fatte dalla mafia. Alla prima scossa, le due opere pubbliche (l’ospedale e la casa dello studente) sono andate giù. Ecco il rapporto legalità-sviluppo. Se non c’è questo legame le opere pubbliche sono fatte male e crollano. Ci commuoviamo, l’italietta piange, non vuol sentir parlare di responsabilità. Mettiamoci una pietra sopra e facciamo un’altra casa dello studente e un ospedale con gli stessi vizi di prima. Le opere pubbliche della vostra Regione, le strade faraoniche. Quanti anni, con quale metodo, con quale risorsa, con quali materiali, con quale cultura imprenditoriale, con quale cultura del lavoro vengono realizzate. Avete avuto la storia del terremoto. La famosa scuola. Si è fatto tesoro di quell’esperienza, si è trasformata in un’esperienza piuttosto che in un pianto di coccodrillo, in una severissima lezione di civiltà?” […]. “In Germania c’è stata una grande necessità dopo il crollo del muro di Berlino nell’89. Affrontare la crescita di una fetta importante di quella grande nazione:
SABATO 25 LUGLIO, sul settimanale molisano “Il Volantino” (http://www.ilvolantino.eu/), nell’articolo dal titolo: ‘Lumia (commissione antimafia) sulle infiltrazioni in Molise: “Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere”’ le altre dichiarazioni – più approfondite – sul Molise e “sulle classi dirigenti molisane” fatte dal senatore Giuseppe Lumia.

Cosa fanno i camorristi casalesi a Toro (Cb)?
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Da qualche tempo due esponenti del clan dei casalesi (lo stesso gruppo di delinquenti che continua a minacciare di morte giudici, magistrati, giornalisti e scrittori) avevano preso in affitto una casa nel centro storico di Toro (Campobasso). C’è poco da meravigliarsi. In questa Regione, per “distrazione”, si fa finta di non vedere. Si lascia fare, ma senza calcolare adeguatamente un “possibile scenario futuro”. Il diffuso ottimismo ha convinto anche gli uomini di diversi cartelli criminali. Sono anni che questi farabutti hanno adocchiato la nostra terra. E la usano per i loro sporchi affari. E usare la nostra terra non significa usare i molisani. Significa che qui passano fiumi e fiumi di sostanze stupefacenti. E poi si rinnova il cerimoniale per il dramma che colpisce giovani ragazzi deboli, abbandonati soprattutto dalla società e dalle Istituzioni. In questa terra si stanno cominciando a sequestrare anche i beni di questi orribili criminali. Per non parlare dei rifiuti tossici che vengono sversati nel nostro territorio. E’ “sempre alta – si legge in un comunicato stampa dei carabinieri di Isernia - la vigilanza dell’Arma sulle strade della provincia per prevenire infiltrazioni malavitose”. Ma in questa terra le mafie fanno i loro sporchi affari. A Toro, in provincia di Campobasso, alcuni esponenti della camorra, i feroci casalesi (da non confondere, però con gli abitanti di Casale) si stavano impiantando o stavano impiantando qualche cosa. E’ possibile chiedere cosa? Non si incorre nel reato di lesà maestà-regionale se qualcuno pretende di sapere cosa vengono a fare in questa bellissima Regione assassini e criminali? E’ da premettere che qualche mese fa, proprio a Toro, piccolo paesino in provincia di Campobasso, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli, acciuffarono una affiliato della camorra. Pasquale Rosario De Crescenzo, ai domiciliari nella piccola comunità molisana, era noto alle forze dell’ordine per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Lo stesso soggetto è ritenuto, dagli inquirenti, legato al clan dei Mariano, la cosca storica dei Quartieri Spagnoli. La nuova operazione anticamorra è stata condotta dai Carabinieri. Il blitz ha interessato il territorio casertano. Gli altri arresti sono stati fatti a Casal di Principe, San Cipriano d' Aversa e Casapesenna. Però due criminali di un clan (quello di Casapesenna) Antonio Aquilone, di 25 anni e Costantino Garofalo, di 24, accusati di associazione per delinquere di tipo camorristico, detenzione e porto abusivo di armi e munizioni e gioco d'azzardo, ora sono dei latitanti. In libertà. Restano degli interrogativi. Che ci facevano questi due briganti in Molise? Perché proprio a Toro? Quali legami hanno con questa Regione? I provvedimenti restrittivi sono stati firmati dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. In un suo intervento l’assessore della Regione Molise Gianfranco Vitagliano è stato quasi profetico: “Guardo a queste condizioni, se dovessero affermarsi, con vera preoccupazione. Le conseguenze per il nostro Molise sarebbero ben più allarmanti e gravi rispetto alla presenza di pochi beni da confiscare o a qualche colloquio in carcere!” Ora è importante non mollare “la bestia”. E non abbassare la testa. Come non l’ha abbassata Giuseppe Lumia, l’esponente della commissione antimafia che vive sotto scorta per il suo alto senso dello Stato. E’ tornato in Molise per parlare di infiltrazioni criminali. E’ importante ascoltare certi personaggi.
http://paolodechiaraisernia.splinder.com/
Pubblicato sul settimanale molisano 'Il Volantino.eu', 18 luglio 2009

“Nessuno ci dice di fare gli eroi. Dobbiamo fare i cittadini”
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Non più e non solo vendette efferate, morti ammazzati per strada, faide di paese: il nuovo volto della criminalità organizzata campana, la nuova forma del potere mafioso, ha il colore dei soldi, si radica nei corridoi di palazzo, si nasconde e prolifera dietro cifre a molti zeri e l’anonimato delle operazioni finanziarie. I boss – Michele Zagaria, Francesco Bidognetti, Antonio Iovine, Francesco Schiavone – sono diventati manager. Da Casal di Principe hanno risalito lo stivale, attraversando l’Umbria delle aziende agricole, la Toscana degli alberghi, l’Emilia Romagna dei locali notturni, fino alla Milano di Piazza Affari. Un impero – quello dei Casalesi – che ha esteso le sue attività al settore degli immobili, dei supermercati, dell’Alta Velocità, intrecciando sempre più i propri affari con la vita della società civile e con le grandi opere del nostro Paese”. Questa è la ricostruzione fatta da una giornalista, Rosaria Capacchione, minacciata dalla camorra per il suo quotidiano lavoro. Vive sotto scorta dal 13 marzo 2008. Nel suo libro ‘L’Oro della Camorra’, presentato in Molise lo scorso 30 maggio, la cronista de ‘Il Mattino’ descrive “la scalata di una potenza sotterranea capace di muovere centinaia di migliaia di euro in contanti e tirare i fili di settori chiave dell’economia italiana”.
Il tuo libro è stato trovato sul comodino di un boss dopo un’irruzione delle forze dell’Ordine. La tua importante opera ha colpito i clan?
“E’ stato trovato sul comodino di Giuseppe Setola, killer ferocissimo. Non so cosa abbia capito del libro. Certamente ci sarà rimasto male perché è stato citato solo una volta, solo in una nota. Ho preferito occuparmi delle strategie di lungo respiro. Il primo libro di mafia che ho letto è stato ‘Il treno del sole’ nel 1970, scritto da Reggiani. Parlava di una famiglia siciliana che va a Torino a cercare lavoro, quando un loro amico sindacalista viene ucciso dalla mafia. A Torino questa famiglia trova la mafia. Nel 1970 si parlava del traffico di droga fatto dai calabresi e dai siciliani con il sud della Francia. Con i ragazzini che venivano utilizzati per trasportare la droga nella fodera dei cappotti. Già nel 1970 la mafia era ben radicata nel nord Italia. Ma perché mai le mafie devono porsi il problema del confine geografico? Questo problema se lo pone solo Umberto Bossi”.
“L’Oro della Camorra” affronta il problema criminalità in tutti i suoi aspetti.
“Ho voluto offrire documenti verificati fino alla fine. Non faccio la portavoce delle Procure. Faccio la giornalista. Scrivo quello che voglio nei limiti della correttezza dell’informazione che deve essere sempre puntuale, precisa, obiettiva e verificata. Questa è stata l’operazione che ho voluto fare”
Quali sono gli strumenti dei cittadini per difendersi da questa criminalità?
“La mia cultura antimafia nasce dalla mia famiglia che mi ha messo a disposizione la possibilità di leggere quello che volevo e dallo studio dell’educazione civica. Non ho fatto un corso di vita antimafia. Nessuno ci dice di fare gli eroi. Dobbiamo fare i cittadini. Esigo i miei diritti e in cambio do il mio dovere di cittadino. Il germe delle mafie è il piacere dato al posto del diritto, spacciato per privilegio. È molto più semplice avere il lavoro dal camorrista, è molto più semplice avere una richiesta di risarcimento danni fatta dal camorrista. In questa catena non dobbiamo aspettare che iniziano altri a far valere i propri diritti. Senza aspettare che qualcuno lo faccia prima di noi”.
Il governo crede di risolvere i problemi della sicurezza con l’istituzione delle ronde. Tu cosa ne pensi?
“La mia difesa tocca alla polizia, ai carabinieri, ai magistrati. Un governo che osa proporre una cosa anticostituzionale come la ronda, quando la Costituzione impone che la sicurezza sia assegnata in via esclusiva alle forze dell’ordine, ha in testa un’altra cosa. Confonde la sicurezza con la legge. La sicurezza la garantisce ottimamente la camorra, la mafia e la ‘ndrangheta. Non a caso nei paesi di mafia e di camorra non si ruba e non si uccide. Loro garantiscono la sicurezza privata ai cittadini in cambio del silenzio, della protezione omertosa. Io non la voglio. Io voglio mettere l’allarme fuori la porta. Voglio subire il furto della catenina che non vale niente. La ronda non la voglio. Voglio che loro paghino lo stipendio ai poliziotti e ai carabinieri, voglio che diano strumenti ai poliziotti e ai carabinieri. Che restituiscano il maltolto ai poliziotti e ai carabinieri. Questo devono fare. Tutto il resto è incostituzionale. Cominciamo a fare ricorsi di incostituzionalità su queste norme. Cominciamo a denunciarli quando ci vengono ad insultare e ad offendere con la storia degli immigrati. Possiamo fare finta di non sapere che così è nato il nazismo?
Come è possibile fare la lotta contro le mafie dal Parlamento Europeo?
“In Italia abbiamo una legislazione avanzata sulle organizzazioni criminali. E’ il solo Paese, grazie alla morte di molte persone, dove sono state approvate leggi importanti per la lotta alle mafie. Si è creata la sensibilità europea quando c’è stata la strage di Duisburg. I morti sono utili per far aprire gli occhi a persone che abitano in luoghi dove in genere ci sono solo i fenomeni economici criminali, quelli che passano sotto traccia. La strage ha aperto gli occhi ai tedeschi. In Germania non c’erano gli strumenti per combattere la mafia, per sequestrare i beni della ‘ndrangheta. Qualcosa ha creato qualche imbarazzo anche alla Spagna. Tutte le attività turistiche lungo le coste sono quasi tutte controllate dalla camorra. I camorristi che vivono là sono proprietari di importanti attività commerciali. In questa situazione è l’Europa che deve intervenire. Prima che si appropriano dell’economia europea è importante avere una legislazione allargata a tutti i Paesi membri”.
Intervista pubblicata sul mensile molisano "Il Ponte", luglio 2009

Sull'articolo 'Il "mafiosissimo" Molise interviene anche l'Assessore regionale alla Programmazione Gianfranco VITAGLIANO
COMMENTO - Per il bene di un Molise offeso
di GIANFRANCO VITAGLIANO* - Lo scritto di oggi di Paolo De Chiara – che leggo sempre con attenzione – ha provocato in me turbamento, interrogativi e, dopo un tranquillo ragionamento, delusione e bisogno di reagire a difesa di questa regione, troppo spesso offesa, interpretata con esasperazione e pessimismo, consegnata all’immaginario dei tanti che non la conoscono, da alcuni che la conoscono appena, per ragioni le più svariate ma che hanno poco a che vedere con la verità e con l’interesse dei molisani.
Intanto credo di poter individuare la causa di un tale agire nel populismo – che tanto bene tratteggia Galli Della Loggia, sul Corriere di oggi, attribuendogli quasi dignità ideologica – che tanti “a sinistra” hanno riscoperto dopo aver perso riferimenti ideali e capacità di proposta, in diretta conseguenza dello smarrimento in quel mare indistinto nel quale naviga, senza rotta, il PD.
Ovviamente è lungi da me ogni ipotesi di sottovalutazione del fenomeno e, soprattutto, degli episodi citati, come paradigma, da De Chiara.
E, perciò, il turbamento iniziale con gli interrogativi.
Ma poi la conoscenza dei luoghi e della gente, le assicurazioni, pubbliche e in privato, di chi porta le maggiori responsabilità in tema di sicurezza e di ordine pubblico nella nostra regione, l’attività nota della magistratura, mi hanno ridato subito certezze, orgoglio, piacere per una “diversità” che è nostra peculiarità, di valore, tra l’altro poco valutata da noi stessi.
Un pò come la salute; quando la si ha non la si sente!
E, allora, è venuta la reazione, con una consapevolezza che quelli che non la pensano come noi, in questa terra, hanno bisogno del nostro aiuto, di una maggiore ricerca di confronto e di dialogo da parte nostra perchè, relegati in angusta minoranza, sono costretti a cercare altre vie, oltre quella democratica per antonomasia, per distinguersi, esistere, per cercare di ribaltare il rapporto.
E metto nell’enclave tutti, Giostra, De Chiara, Di Pietro e quanti, più o meno lontani dal nostro vivere, dicono in giro che “la casa” è sporca e pericolosa, salvo poi dimenticare e decantarne le qualità, una volta chi si riescono ad accomodare.
Che senso ha citare pochi beni confiscati a qualche delinquente non regionale? Ce ne sono a iosa in tutte le regioni.
Quale peso possono avere, per caratterizzare la società locale, alcuni colloqui in carcere tra ospiti di lunga durata, tutti nati e vissuti altrove? In tutte le carceri questo avviene e, con maggiore frequenza, in quelle dove albergano mafiosi e camorristi.
L’affermazione che, poi, in Molise” i carabinieri vengono massacrati, vilipesi e calunniati” la trovo vergognosamente ingiusta per i molisani. E trovo ingenuo ed anche incosciente che possa essere utilizzata per ragioni “politiche”.
Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza.
Se, ci si riferisce, ad episodi singolari – sui quali la magistratura sta facendo luce nell’ambito dei propri doveri – intanto, si rispetti il lavoro d’indagine, non lo si condizioni e se ne aspettino le conclusioni nel giudizio.
Prima di tutto ciò non si trasformino gli indizi in colpe, non si generalizzi estendendo a tanti quello che potrebbe essere stato comportamento improvvido di alcuni e, soprattutto, non si facciano consapevolmente, alla dignità e alla storia di un popolo, danni ben maggiori rispetto a quelli che deriverebbero dagli ipotizzati comportamenti delittuosi.
Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha.
E questo non significa voler negare l’attenzione ai fenomeni, l’esigenza di controllare le deviazioni e di assumere iniziative per una coscienza collettiva vigile.
Così si onora la verità e si fa, ognuno nel ruolo che ha, il proprio dovere civico.
E così voglio interpretare il timore di De Chiara, per quello che ha di costruttivo e di positivo.
Una riflessione, infine.
Ci sono buoni politici, bravi magistrati e ottimi giornalisti.
Poi, come in tutte le famiglie, la vicenda umana, nel suo variare, porta in ogni ambito anche i cattivi.
E quando, tra meno bravi e malevoli interessati, si determinano cortocircuiti è ovvio che vanno in difficoltà la verità, l’oggettività, i rapporti tra le istituzioni, la giustizia.
Qui dissento molto meno da De Chiara!
Guardo a queste condizioni, se dovessero affermarsi, con vera preoccupazione.
Le conseguenze per il nostro Molise sarebbero ben più allarmanti e gravi rispetto alla presenza di pochi beni da confiscare o a qualche colloquio in carcere!
*Assessore regionale alla Programmazione
http://www.altromolise.it/
LA MIA RISPOSTA:
PER DIFENDERE IL MOLISE DALLE INFILTRAZIONI MALAVITOSE.
di Paolo De Chiara*
Rispondo con piacere al lungo intervento dell’assessore regionale alla programmazione Gianfranco Vitagliano. Il mio “scritto” (come definito dall’assessore Vitagliano) dal titolo ‘Il “mafiosissimo” Molise’, pubblicato dal settimanale ‘Il Volantino’ è l’ultimo di una lunga serie di articoli sulle infiltrazioni malavitose che da molti anni si stanno registrando nella Regione Molise. Come già risposto a Claudio Pian, ribadisco che l’unico interesse del sottoscritto è quello di fare il cronista. Nei miei articoli sto facendo riferimento alle infiltrazioni malavitose (camorra, ‘ndrangheta e mafia) registrate da commissioni antimafia e denunciate da giornalisti, magistrati e operatori del settore. Ho riportato le vicende di Cantalupo del Sannio e di Venafro. Il mio dovere di giornalista è quello di informare. Non credo sia “populismo” parlare di rapporti (come quello della Confcommercio “Mani del crimine sul Molise” del 2006) dove si legge facilmente: “Il clan casertano dei casalesi esercita una sua influenza nella zona di Venafro in Molise”. Un giornalista ha il dovere di chiedere, di porre interrogativi. Dopo un sequestro fatto a Cantalupo del Sannio (stiamo parlando del boss di Sant’Anastasia) del valore di due milioni di euro, è possibile chiedere cosa sta accadendo? Nella relazione annuale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare, a pagina. 43, si legge: “In Molise risiedono soggetti collegati alla cosca Bellocco di Rosarno”. Si può, senza provocare “turbamenti” e “delusioni”, capire chi sono questi delinquenti che vengono nella nostra amata terra a fare i loro sporchi affari? O dobbiamo ritenerli piccoli episodi e andare avanti facendo finta di nulla? Il dovere di un giornalista è quello di raccontare i fatti. E, da qualche tempo, io ho deciso di raccontare questi fatti. Non si tratta di offendere una Regione, ma di difenderla dalla criminalità organizzata (che è ben impiantata e fa affari). Il concetto è ben diverso da quello che si vorrebbe far passare. Non capisco poi, caro assessore, cosa significa: “quelli che non la pensano come noi, in questa terra, hanno bisogno del nostro aiuto, di una maggiore ricerca di confronto e di dialogo da parte nostra perchè, relegati in angusta minoranza, sono costretti a cercare altre vie, oltre quella democratica per antonomasia, per distinguersi, esistere, per cercare di ribaltare il rapporto”. Angusta minoranza? Cercare altre vie? Oltre quella democratica per anotonomasia? Per distinguersi? Per cercare di ribaltare il rapporto? Sino a quando non si capirà che questa battaglia dovrà essere combattuta per raggiungere un solo obiettivo continueremo a creare contrapposizioni e falsi problemi. Non è questione di destra o di sinistra. Non è soltanto una questione politica. Il problema serio, che esiste, riguarda tutti noi. Riguarda la politica (che su questi temi ha dormito), riguarda le forze dell’Ordine (che fanno quotidianamente il proprio dovere), riguarda tutte le Istituzioni e i cittadini. Senza questa coesione si continuerà a ragionare di mere “ragioni politiche”. Vorrei, poi, sapere chi ha trasformato, come scrive l’attento assessore, gli indizi in colpe e chi ha generalizzato i comportamenti di alcuni? Se si parla di ‘infiltrazioni della criminalità organizzata’ in questa terra significa considerare il Molise una Regione mafiosa? Significa offendere la dignità o la storia di un popolo? Questa terra ha bisogno, come spiega Vitagliano, “di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”. Di questi temi dovrebbe occuparsene la politica regionale. Dovrebbe chiedersi perché tanti giovani molisani preferiscono ‘scappare’ da questa bellissima, ma sfortunata, Regione. Ogni tanto chiedetevi il perché di certe situazioni. A volte, con impegno, si trovano anche delle risposte. Accanto a queste problematiche perché non accendere il campanello d’allarme sulla presenza delle mafie? Sembra una vergogna parlare di certi problemi. Anche il sottoscritto, in un passaggio, “dissente molto meno”da Vitagliano. L’assessore regionale ha ragione quando scrive: “Guardo a queste condizioni, se dovessero affermarsi, con vera preoccupazione. Le conseguenze per il nostro Molise sarebbero ben più allarmanti e gravi rispetto alla presenza di pochi beni da confiscare o a qualche colloquio in carcere”. Ecco lo scopo dei miei “scritti”. Informare i cittadini molisani del pericolo. E invece di perdere tempo in queste inutili polemiche sarebbe opportuno iniziare a parlare, a confrontarsi sulle infiltrazioni mafiose. Credo fortemente, caro assessore, che è anche necessario continuare ad invitare personaggi come Lorenzo Diana (ex componente della commissione antimafia, minacciato di morte dalla camorra), Rosaria Capacchione (giornalista de Il Mattino, minacciata di morte dalla camorra), Raffaele Sardo (autore del libro ‘
* giornalista (dechiarapaolo@gmail.com)

Pian commenta e De Chiara risponde (articolo "Il mafiosissimo Molise")
Ecco cosa scrive nel suo commento Claudio Pian:
Caro Paolo, solo una settimana fa ti scrivevo che considerare il Molise una regione mafiosa, era una follia e anche una bruttalità. Nella tua replica, mi scrivevi che non c'era assolutamente questa valutazione nelle tue
parole. Ora è vero che riporti un commenti di un personaggio che definire inqualificabile come Alberico Giostra, ma riportandolo fai comuqnue tue le sue parole.
Sai meglio di me, quali sono le cose che non funzionano inn questa regione, ma al di là di poche persone, che hanno il coraggio di fare i nomi e i cognomi di chi sta rovinando questa regione in modo irreversibile. Bene penso che a questo punto chi ha il coraggio faccia il proprio dovere civico e faccia i nomi, soprattutto se è di Isernia. Giostra lasci stare il Molise, che non conosce.
Claudio Pian
http://www.molisenotizie.i
LA MIA RISPOSTA:
Caro Pian, riportando le parole del collega Alberico Giostra faccio solo il mio mestiere. Quello di cronista. Molte sono le cose che non funzionano in questa Regione. Ma non ho capito bene tu cosa intendi per “dovere civico”. Nei miei articoli sto facendo riferimento alle infiltrazioni malavitose (camorra, ‘ndrangheta e mafia) registrate da commissioni antimafia e denunciate da giornalisti, magistrati e operatori del settore. Ho riportato le vicende di Cantalupo del Sannio e di Venafro. Se ci sarà da fare “nomi e i cognomi” non vedo il problema. I giornalisti (e non gli scendiletto) sono abituati a farli. Non ho capito dov’è la “follia” e la “brutalità”. Quindi, fammi capire, se si parla di ‘infiltrazioni della criminalità organizzata’ in questa terra significa “considerare il Molise una Regione mafiosa?”. Questa teoria mi sembra di averla già ascoltata. Come già ti dissi in una conversazione privata il mio intento è un altro. E’ continuare a parlare di questo fenomeno per evitare che alcuni personaggi della malavita possano fare nella nostra Terra i loro sporchi affari. E poi, perché “soprattutto chi è di Isernia” deve avere questo benedetto “coraggio civico”? Non è una questione di coraggio, caro Pian. Il coraggio è un’altra cosa. Denunciare certi atteggiamenti e certe situazioni fa parte semplicemente del nostro “senso civico”. Dovrebbe essere una cosa normale e non un atto di coraggio. Per quanto riguarda Giostra se conosce o meno il Molise non è un problema mio. Siccome io lo conosco, perché è la mia terra, mi preme denunciare questi fenomeni. Sarò anche folle e brutale, come dici tu. Ma è ciò che penso. E credo fortemente che è anche necessario continuare ad invitare personaggi come Lorenzo Diana (ex componente della commissione antimafia, minacciato di morte dalla camorra), Rosaria Capacchione (giornalista de Il Mattino, minacciata di morte dalla camorra), Raffaele Sardo (autore del libro ‘
Paolo De Chiara
Ringrazio Paolo De Chiara per la sua sensibilità e cortesia nel rispondere, io rimango sempre guardingo nell'usare grossi vocaboi, che danno un'immagine disotorta a mio avviso della nostra realtà. Però il senso morale di comunicare e informare viene prima di tutto e quindi è giusto informare anche impressioni non in linea con quanto "io" possa pensare.
Claudio Pian

IL “MAFIOSISSIMO” MOLISE
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Isernia è il ventre nero del Molise. Qui c’è una democrazia sospesa”. In questo modo il giornalista Alberico Giostra, intervenuto nel capoluogo pentro per presentare il suo libro ‘Il Tribuno’, si è soffermato sulla situazione molisana. “Il problema – secondo Giostra - è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione. Sono rimasto attaccato a voi perché non riesco a rendermi conto di come l’Italia non conosca questa Regione per quello che è. E’ una Regione in cui la mafia viene sublimata, gli vengono tolti tutti gli aspetti più spettacolari e resta la pura mentalità mafiosa. Il circuito negativo (cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica) stronca la democrazia”. Non è il primo giornalista che pone dei seri e preoccupanti interrogativi sul Molise. I segnali sono chiari e precisi. La criminalità in Molise fa i suoi sporchi affari. Il grido di allarme, colto da pochissimi, è stato lanciato anche durante il 235° anniversario della Guardia di Finanza. Le infiltrazioni ci sono e riguardano tutta
Pubblicato sul settimanale "Il Volantino", 11 luglio 2009

“Michele Iorio è un Imperatore”
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Dopo le dimissioni dall’ufficio politico abbiamo avvicinato il senatore Giuseppe Astore, già deputato nella legislatura passata con il governo Prodi. L’attuale vice-presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale è ritenuto uno dei pochi dirigenti dell’IdV a criticare alcune scelte di Antonio Di Pietro. Per questo suo modo di far politica ha rischiato anche di non essere rieletto. Molti sono stati gli argomenti toccati con il senatore di San Giuliano di Puglia.
Lei, qualche tempo fa, ha dichiarato che in Abruzzo non si deve ripetere quello che è accaduto nella nostra Regione. Ma cos’è il modello Molise?
“Il modello Molise tanto ventilato ai quattro venti da Berlusconi, che ripete le stesse sceneggiate già fatte a San Giuliano di Puglia, è basato su una sola cosa. Il terremoto viene utilizzato per la strumentalizzazione del potere politico, da chi ha il potere ma, spesso, anche da chi fa opposizione. Vedere come qualcuno scambi i diritti dei cittadini alla ricostruzione, che è un diritto sacrosanto, per favori, credo che sia un modello da bandire, nel rispetto del diritto dei cittadini. La prossima settimana presenterò una modifica alla legge sulla protezione civile che è del 1992. Vorrei che il popolo molisano riflettesse. Non è possibile legare le concessioni della ricostruzione, altre provvidenze varie per il terremoto o alla potenza politica della rappresentanza parlamentare o al benestare di un Berlusconi, di un Prodi. Per ogni calamità naturale non si può più assistere a queste sceneggiate, a questi strappi. Dobbiamo sapere, ad esempio, che la prima casa viene ricostruita al cento per cento, che la seconda viene ricostruita al 30 per cento, che l’emergenza duri tre anni e non all’infinito”.
“Io abito a
Affianco al ‘modello Molise’ c’è anche la questione dell’articolo 15.
“Sull’articolo
Lei ha accusato i suoi colleghi parlamentari molisani di essere stato lasciato solo sulla questione molisana.
“Lo dico con estrema lealtà, senza voler accusare nessuno. Sono stato solo in Aula, mentre altri preferivano ricevere ministri e altro durante la campagna elettorale. L’esperienza molisana volevo trasferirla nell’esperienza abruzzese, presentando 33 emendamenti ed elaborando 3 ordini del giorno. Ho elaborato anche 5 emendamenti collettivi delle regole sul Molise, tra cui uno sullo stanziamento di fondi che questo governo ha tentato di togliere. Grazie al ministro Di Pietro nel 2008 sono arrivati in Molise 275 milioni di euro. E’ stato impostato su mio consiglio la priorità del cratere. Non vorrei che la solidarietà giusta, umana e politica che noi dobbiamo dare a quella immane tragedia dell’Abruzzo faccia dimenticare che in Molise la ricostruzione è al 30%. Questa è la realtà. E’ giusto che un cittadino di Santa Croce di Magliano, di Larino, di Ururi non ricostruisca la propria casa quando qualcuno reclama la seconda? Ecco, quel discorso di ordine generale che deve essere inserito in una legge dello Stato. Lo Stato non deve essere mai patrigno, mai schizofrenico. E’ giusto, ad esempio, che
Ora i soldi, come Lei ha affermato, sono finiti. Come è possibile risolvere questa questione?
“Nel 2009 il governo Berlusconi non ha stanziato una lira per la ricostruzione molisana. Bisogna fare un piano come è stato fatto in Abruzzo”.
Dal terremoto passiamo alle personali vicende politiche di questi ultimi giorni. In una sua nota si legge: “rimetto il mandato da presidente di questo istituto tampone (l’ufficio politico, ndr) consapevole del fatto che la scelta più giusta sia il commissariamento del partito a tutti i suoi livelli, dal regionale ai coordinamenti provinciali”. Il coordinatore regionale dell’IdV Giuseppe Caterina è intervenuto sulla questione allontanando l’idea di un eventuale commissariamento del partito. Esistono due linee di pensiero per il futuro di questo partito?
“Giuseppe Caterina, forse, conosce poco la situazione. Noi abbiamo fatto un congresso legittimo, forse uno dei pochi in Italia, dove sono stato eletto. Ho reputato, l’anno scorso, di consegnare le dimissioni dopo la mia elezione al Senato perché pensavo che iniziasse una seconda fase. Quella che ha poi iniziato Di Pietro. Un radicamento territoriale, che si ottiene con l’organizzazione del partito sul territorio. Sono stato pregato di continuare il mio impegno nel partito come presidente dell’ufficio politico. Con il risultato elettorale più che positivo, soprattutto in Molise, ho deciso di riproporre il problema di prima. Discuteremo a Roma in maniera molto serena. Il partito si può organizzare in vari modi. Con un commissario per due o tre anni e poi arrivare ai congressi di ordine democratico. Non si può fare il congresso domani mattina su una realtà, come l’Italia dei Valori, che è totalmente cambiata. Non vorrei che qualcuno si chiudesse a cerniera per dire ‘qua comando io e non entra nessuno’. Bisogna tener conto di queste belle realtà per radicare sul territorio e per pilotare un inizio di opposizione a Michele Iorio. Dispiace che il Pd sia in quello stato. Credo che intorno all’IdV è ipotizzabile una nuova proposta politica in questa Regione”.
La settimana scorsa ad Isernia il giornalista Alberico Giostra ha presentato il suo libro ‘Il Tribuno’. Proprio nel libro si legge: “Giuseppe Astore è l’uomo che ha ricostruito l’IDV nella terra del suo fondatore. In pochi anni, Astore l’ha portata dall’8% al 30%, superando il Pd. Con la gratitudine che lo contraddistingue, Tonino ha cercato di farlo fuori piazzandolo nel 2008 al Senato, convinto che non ce l’avrebbe mai fatta”. Lei cosa ne pensa?
“Non è l’8% per cento il dato esatto. Quando sono entrato in questo partito l’Italia dei Valori era al 2%. Devo essere grato a Di Pietro. Avevo abbandonato la politica. Qualcuno mi aveva buttato come una scarpa vecchia. Non mi ero più ricandidato perché deluso, soprattutto del centro-sinistra. Dopo il terremoto Di Pietro ed altri amici mi hanno ridato vita. Non ho chiesto di candidarmi alla Camera dei Deputati. Lui mi ha fatto questo dono. C’è una certa simpatia, anche se abbiamo caratteri quasi simili. Reputo di avere grande stima per essere sempre stato coerente nella mia vita politica. Sono stato sempre un cattolico popolare di centro-sinistra e nessuno mi farà morire diversamente da come mi sono formato. Dopo due anni mi sono visto spostare al Senato, in un collegio, come quello del Molise, che era perso. Mi sono anche amareggiato. Pensavo di non aver demeritato pur avendo sempre reclamato la mia autonomia. Non sono quei tipi che si inginocchiano davanti a Di Pietro. Io lo stimo ed esprimo la mia opinione. Sono stato eletto, è successo questo miracolo. Lui dice che prevedeva queste cose. Volevo continuare il lavoro svolto alla Camera dei Deputati. Ma lo ringrazio, perché continuo a farlo al Senato”.
Giostra continua su questo terreno affermando: “Contro di lui veniva concepito un perverso inciucio: una componente del Pd locale votava Anita Di Giuseppe dell’IdV, mentre una parte dell’Idv, guidata da Cristiano Di Pietro, dava indicazioni di voto per alcuni candidati del Pd, ma non per Astore”. C’è del vero?
“All’inizio della campagna elettorale si era sparsa la voce che il voto dato a me era inutile, ma non da parte di Antonio Di Pietro”.
Nemmeno da parte del figlio Cristiano?
“Con il figlio ci sono stati e ci sono contrasti politici. Io credo che i figli è meglio che facciano i figli e non la politica. Ad esempio sulla visione di come condurre
Il giornalista Giostra, famoso in Molise per altre inchieste, Le ha fatto un appunto su una vicenda precisa: “Un gesto da dimenticare è la sua firma sulla lettera con la quale l’IdV annunciava a 104 sindaci molisani (su 136) che il Ministro Di Pietro aveva fatto stanziare dal Cipe tra i 50 e i 100mila euro di contributi per ciascun comune. Una pioggia preelettorale di denaro alla Remo Gaspari tornata indietro in forma di voti”.
“Forse ha ragione Giostra perché era prima delle elezioni. Sono vecchi metodi della Democrazia Cristiana, cioè del mio partito. Mi sono fatto trascinare dalla voglia di essere rieletto, dall’entusiasmo di comunicare ai sindaci, di avere qualche voto in più”.
Nel libro ‘Il Tribuno’ Berlusconi e Di Pietro vengono posti sullo stesso piano.
“Io credo che ci sia una differenza sostanziale tra i due, al di là di certi lati caratteriali e di gestione che possono sembrare simili. Parlo di autoritarismo. Berlusconi utilizza lo Stato per i suoi fatti. Di Pietro tenta di riformare lo Stato”.
Un altro argomento caldo in questa Regione è la sanità. Lei ha chiesto un commissario contro il deficit e contro il caos. Che intende?
“C’è un arrembaggio finale nella sanità. Noi abbiamo accumulato un deficit spaventoso. Siamo tra le cinque Regioni del piano di rientro. Siamo già stati avvertiti e abbiamo avuto quattro mesi di proroga per fare determinati adempimenti. Iorio, con molta onestà intellettuale, deve dire che non ce la fa a riordinare la sanità molisana. Sia per la sua mentalità e sia perché non ha un progetto serio da portare avanti. Non è serio eliminare le zone e rinominare quattro coordinatori sulle stesse zone. Un riordino serio deve andare a vantaggio dei cittadini. Deve potenziare il ruolo del Cardarelli, deve dare un ruolo giusto alla Cattolica e alla Neuromed. Deve diminuire i posti letto. Bisogna colloquiare seriamente con la gente”.
Michele Iorio viene criticato per le sue scelte. Ma viene, però, sempre eletto.
“Spero che la prossima volta possa esserci la svolta. Questo Imperatore domina tutto con una rete di rapporti. Noi puntiamo ad una società più libera, ad una società in cui ci sia diritto di cittadinanza”.
Lei parlava di un centro-sinistra unito. Ma come si fa ad unire il centro-sinistra se, poi, su Campobasso l’IdV impone il suo candidato sindaco, evitando qualsiasi confronto con gli alleati?
“Su Campobasso la colpa è di tutti. Quando Di Pietro si è accorto che non si voleva riconoscere la leadership il presidente è partito senza malignità e ha scelto il suo candidato. Sulle macerie va ricostruito prima un progetto, poi un programma e poi un leader che dovrebbe pilotare tutta la coalizione per salvare questa Regione”.
L’altro grave errore è stato commesso in provincia di Isernia.
“In provincia di Isernia qualche ragazzotto del Pd va dicendo che la colpa è la nostra. Io ho aspettato ore e ore, nottate e nottate perché là potevamo iniziare la ricostruzione”.
Perché non si è voluto l’accordo?
“Qualcuno teme che qualche leader che nasce attraverso le elezioni possa disturbare leadership già consolidate”.
E’ riapparso, con le provinciali di Isernia, l’inciucio di Venafro, fatto dal Pd e dall’IdV.
“Il sottoscritto non ha mai tollerato, mai approvato quello che è avvenuto a Venafro”.
L’Italia dei Valori, però, ancora appoggia l’amministrazione di centro-destra di Venafro.
“L’inciucio di Venafro ha avuto la mia avversione piena ieri e oggi”.
Secondo Marco Amendola, segretario provinciale del Pd: “i numeri dimostrano che seppur avessimo siglato l’accordo con l’Italia dei Valori non sarebbe cambiato nulla”. Lei è dello stesso avviso?
“Si sbaglia profondamente il giovane Amendola. Era l’idea di una ricostruzione del centro-sinistra intorno a Sorbo che poi era anche un tipo non allineato totalmente nel vecchio Pd. Era la certezza che davamo al popolo molisano. Di stare insieme e di lottare contro Iorio nella sua casa. Io ricordo bene quando Iorio fece il ribaltone nel 1998 io rimasi solo nel centro-sinistra come popolare e a Isernia si vinse”.
PUBBLICATO SUL MENSILE MOLISANO 'Il Ponte', luglio 2009 e sul SITO Articolo21.info (http://www.articolo21.info/5587/editoriale/michele-iorio-e-un-imperatore.html)

SILENZIO, IL NEMICO VI ASCOLTA
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Era soltanto una questione di tempo. La sentenza emessa dai piani alti del centro-destra è stata applicata dal sindaco di Isernia Melogli. La disubbidienza civile e politica di Giovancarmine Mancini, ora ex vice-sindaco e ex assessore del Comune di Isernia, è stata punita. Non è stata fatta passare la campagna elettorale realizzata dal Mancini. Ora, chiaramente, si può anche affermare che nel centro-destra regionale non c’è democrazia. Se un personaggio, votato dai cittadini, non può esprimere ciò che pensa significa solo che nella coalizione, per adesso in mano a Michele Iorio, il motto ‘ubbidir tacendo’ è l’unico a rendere coesa questa unione di partiti e partitini. Chi non ubbidisce in silenzio viene messo alla berlina. Fuori dai giochi. Per una questione di dignità e di rispetto per la democrazia, anche se alcune uscite del vice-sindaco Mancini (soprattutto sulle foibe) non sono state da tutti apprezzate, è doveroso mettere in evidenza il grave episodio. Mancini paga per il suo mancato appoggio all’attuale presidente della Provincia Mazzuto. I motivi? Potrebbero essere personalistici o idealistici. Ma in questo contesto non interessano più di tanto. La questione è un’altra. Perché Mancini doveva ubbidire a testa basta ad una scelta, per molti, non condivisibile? Perché il sindaco Melogli, a testa bassa, ha ubbidito al suo superiore Iorio? Voci di corridoio hanno fatto ipotizzare, in caso di mancato ‘licenziamento’, un’alternanza anche per il primo cittadino di Isernia. Il suo posto lo avrebbe preso la sorella del governatore molisano, Rosetta. E’ mai possibile tutto ciò? Che forma di democrazia è mai questa? E chi risponderà ai cittadini di Isernia che hanno votato Mancini alle passate elezioni comunali? La beffa per l’ex vice-sindaco si arricchisce del fatto che proprio lui è stato uno dei politici più votati. Manca, quindi, il rispetto per i tanti elettori che, al chiuso di un’urna, hanno sostenuto il loro candidato. Chi rappresenterà quei cittadini? Ma la guerra tra Mancini e i notabili del partito non finisce qui. La decisione di Melogli è solo l’inizio di una nuova stagione di polemiche. "E' un atto molto grave - ha affermato Mancini - che offende la libertà ed umilia la democrazia. Se pensano di intimorire me e i miei tanti elettori si sbagliano di grosso. Sono pronto a combattere nuove battaglie perché abbiamo bisogno di gente che amministri per il bene collettivo e non per il bene di qualche famigliola ben individuata". Ecco, sarebbe opportuno anche fare nomi e cognomi. Chi sono queste ‘famigliole’? Ma il nostalgico Mancini non demorde: "siamo veramente sotto regime e dobbiamo ribellarci tutti, qui si stanno verificando dei fatti veramente gravi che mi preoccupano molto". Per Mancini, oltre a questa battaglia, resta una poltrona in consiglio provinciale. Ma non dimentica il sindaco della città di Isernia Gabriele Melogli: "gli ho dato tanto e non mi sarei aspettato che anche lui si piegasse ai diktat di chi ha chiesto la mia testa". La testa è stata consegnata in un piatto d’argento. A chi toccherà la prossima volta? Silenzio, il nemico vi ascolta.
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